• Pubblicata il:
  • Autore: Diana
  • Categoria: Racconti orge
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1° capitolo

La mia vita è una continua ricerca, vago in questa vita senza una meta precisa, ho 27 anni, non ho molti amici, anzi, forse nessuno, tante conoscenze, tante frequentazioni, un solo scopo, la ricerca del mio piacere, estremo, assoluto, sono disposta a fare qualsiasi cosa per arrivare ad ottenere in ogni situazione in cui mi trovo il massimo godimento.
Ho la fortuna di avere una bella figura, sono alta 1 metro e 70, peso 57 kg, ho i capelli castani lunghi, occhi grigi, questo mi aiuta molto nel mio intento, un’altra cosa positiva è che non ho bisogno di lavorare per vivere, purtroppo non ho più i miei genitori che, appunto, mi hanno lasciato di che “sostenermi” per tutta la vita.
Ho perso la mia prima verginità a 15 anni per merito di un mio compagno di scuola, penso che in quell’occasione anche lui abbia perso la sua, la seconda l’ho persa a 18 anni grazie ad un mio professore di liceo decisamente più grande di me e molto più esperto, è stato molto più doloroso della perdita della prima ma poi ho scoperto di essere una delle poche donne che raggiunge l’orgasmo anche quando viene penetrata “analmente”; da allora non mi sono più fermata, sempre desiderosa di “imparare” e provare nuove sensazioni e di avere nuove esperienze.
Molti direbbero che sono una troia, una gran puttana, beh io però non mi faccio pagare, do e ricevo piacere e tanto mi basta o quasi.
Sesso , erotismo, per me qualsiasi definizione va bene, però ultimamente, per riuscire ad eccitarmi devo vivere situazioni particolari, in alcuni casi pericolose, in altri solo “strane”, però devono far scattare in me qualcosa che mi faccia “partire”, l’unica cosa che non mi interessa e che non proverò mai è la droga, di qualsiasi genere, penso sia una cosa da stupidi, mi sballo con il sesso non ho bisogno dei nessuna pasticca o peggio.
Quello che racconterò mi è realmente accaduto, in alcuni casi non ci crederete, in altri direte che esagero ma, a volte, la realtà supera qualsiasi fantasia, un bacio, Diana.
(a casa)
Ho appena compiuto vent’anni, esco da una relazione difficile con un mio vecchio (40 anni) ex professore di Liceo, alla fine è tornato dalla moglie, ritengo che quella che ha fatto l’affare migliore sono stata io e non lei, comunque tant’è.
Ho deciso di concedermi una breve vacanza in montagna, del resto siamo a fine giugno, vado a godermi un po’ di fresco. Parto il mattino presto, (le 11,00) da casa mia a Milano con la mia piccolina, chiamo così la mia 500, un paio di valigie, due borsoni ed un bauletto, giusto il necessario per una settimana.
Seguo il navigatore che ogni tanto mi dice che devo tornare indietro appena possibile, comunque esco dall’autostrada a Dalmine e proseguo sulla statale in direzione Boario Terme, da lì arrivo ad un bivio che indica Borno, la mia meta, devo ancora fare qualche kilometro e una decina di tornanti prima di arrivare in un paese molto carino, il mio albergo è proprio sulla strada principale, lo vedo alla fine di una salita, da fuori è abbastanza carino, stile montano, fiori sui balconi, meglio non svelarne il nome.
Mi riceve il gestore, come scoprirò poi, un uomo simpatico con un gran paio di baffi, però non è del posto, anche lui arriva da Milano, purtroppo non ha camere libere con balcone ha solo un paio di mansarde, però mi dice che le hanno ristrutturate da poco e, in effetti sono molto carine, anche se un po’ piccole, scelgo quella con il bagno più grande e mi ci istallo. Sono quasi le 14,00 quando scendo con l’ascensore e raggiungo la sala da pranzo, un po’ vecchiotta ma si vede che ci hanno lavorato, voglio solo un primo piatto ed una bottiglia d’acqua, mangio davvero bene, però se continua così sarà una bella vacanza.
Parlando con il gestore scopro che, in effetti a Borno non c’è molto da fare, aria buona e tranquillità finche se ne vuole, divertimenti…..a parte qualche pub e il pattinaggio dove d’estate si balla non c’è molto altro, vuol dire che mi riposerò.
Mi sono comprata un paio di scarponcini da trekking, penso che farò qualche bella passeggiata per i monti, sempre il mio gestore mi da qualche indicazione e mi prepara un piccolo cestino da viaggio che infilo nello zainetto e parto, diretta al piazzale della funivia, ci metto una buona oretta e una bottiglietta d’acqua prima di arrivare, il posto è bello, da qui partono le funivie che, d’inverno portano la gente a sciare, dal basso vedevo in alto delle mucche e dei bei prati verdi, voglio arrivare in cima.
Ci metto un’altra oretta e arrivo ad uno spiazzo con una casetta, qui le chiamano baite, esce del fumo dal comignolo allora mi avvicino, ho bisogno di un po’ d’acqua e ho finito la mia scorta, quando busso alla porta questa si apre da sola, allora entro chiedendo permesso e trovo un uomo vicino ad un pentolone sul fuoco che si gira e mi invita ad entrare, si presenta, anche di lui non farò il nome, mi chiede cosa può fare per me e, appena lo chiedo, mi da subito dell’acqua fresca, poi mi dice che sta facendo il formaggio, mi racconta che le mucche lì intorno sono le sue, e che passa l’estate, fino a fine settembre, lì con loro.
Mi chiede se ho fame, faccio cenno di si con la testa allora usciamo dalla baita e mi indica un tavolo di legno di fianco alla casa, all’ombra di un abete, mi siedo e aspetto; dopo poco arriva con del pane, una piccola forma di formaggio, due bicchieri ed una bottiglia di vino.
E’ simpatico, adesso che lo vedo all’aperto poi, mi rendo conto che deve avere 35 o 36 anni, ha spalle larghe, mani grandi ed un bel sorriso. Passiamo un paio d’ore chiacchierando, mangiamo il suo formaggio e beviamo il vino , mamma mia che buono, mi fa ridere con i racconti sulle sue mucche, quando però faccio per alzarmi le gambe non mi reggono, ora è lui a ridere e mi dice che è l’effetto del vino, mi offre di sdraiarmi sulla sua branda all’interno della baita e di riposare mentre lui deve mungere, mi aiuta e sostiene nell’entrare ed arrivare alla branda, poi esce subito, non prima di avermi indicato il bagno, che vado subito a visitare, decisamente spartano, quando esco vedo che ci ha ripensato, è rientrato e ha cambiato le lenzuola del suo letto, che carino, però adesso esce davvero.
Non sono mai riuscita a dormire vestita, l’ambiente è fresco, il fuoco era ormai spento, mi spoglio e mi infilo sotto le lenzuola, il vino mi fa addormentare quasi subito.
Quando mi sveglio fuori c’è ancora il sole, la porta della baita è aperta e vedo il mio nuovo amico che, a dorso nudo, vicino ad una vasca si sta lavando, avevo ragione, ha un bel fisico, quando rientra faccio finta di dormire ancora, lo guardo con gli occhi socchiusi mentre vedo che si spoglia completamente e poi torna fuori e si immerge completamente nella vasca, brrrr quell’acqua deve essere gelata, ha anche un bel sedere, però quando rientrò vidi anche il resto, mamma mia, bellissimo.
( non sono io )
Mi tiro a sedere sul letto di colpo, facendo così il lenzuolo mi scivola in grembo lasciandomi il seno nudo, lui si blocca e non fa neanche il cenno di coprirsi, anzi, il mio sguardo fisso sul suo membro nota un leggero fremito, allargo le braccia e gli dico :”vieni qui” non dice una parola e si avvicina al letto, poi si china in avanti e mi da un bacio leggero sulle labbra, senza toccarmi, solo la sua bocca sulla mia, le mie labbra bruciano, appoggio le mie mani sui suoi fianchi accarezzandoli, anche lui allunga le sue verso il mio seno, ho un brivido quando mi tocca i capezzoli, si induriscono subito, lui continua a baciarmi, ora lascio le sue labbra e scendo al suo petto con la bocca, accarezzo i suoi muscoli, la mia mano arriva al suo pene, lo accarezzo, è già duro, lo impugno e scendo con la bocca ai suoi testicoli, li lecco e li imbocco tirandone poi la pelle con le labbra, la mia lingua aperta sale lungo la sua asta, il suo cazzo disegna una curva verso l’alto, lo scappello scoprendone il filetto che mordicchio, sono bagnatissima, tra poco lo avrò tutto dentro di me, scolpisco la sua cappella con piccoli e veloci colpi di lingua, poi lo imbocco e comincio a succhiarlo e a leccarlo, la mia mano non riesce a chiudersi completamente intorno a quel tronco ormai duro come l’acciaio, lo voglio adesso lo voglio dentro il mio corpo, nella mia carne, come un coltello nel burro.

Lo faccio sdraiare sul letto e poi, lentamente scendo su di lui impalandomi da sola sul quel palo di carne che svetta, un po’ storto, verso l’alto, le mie grandi labbra, già gonfie, si dischiudono naturalmente al contatto con la sua cappella, le pareti della mia vagina sono abbastanza elastiche da permettere a quel serpente di carne di inoltrarsi nel mio corpo, la mia posizione mi consente di sentirlo tutto dentro di me, fino a che la sua punta, sfiorando il mio utero, mi provoca in leggero dolore, allora comincio , prima lentamente e poi sempre più velocemente a cavalcarlo, ogni volta che scendo su di lui la sua cappella sfrega contro il mio utero, bastano dieci minuti che raggiungo il mio primo orgasmo, lui continua imperterrito ad aiutare, con le mani sui miei fianchi, il mio movimento, poi , all’improvviso mi sposta di fianco cambiando la sua posizione, adesso siamo su un fianco uno di fronte all’altra, alzo una gamba per permettergli di entrare più profondamente, ora è lui a pompare e a spingere sempre più a fondo il suo cazzo dentro di me, di colpo esce da me ed il suo getto di sperma mi raggiunge sulla pancia, la sento calda e la vedo bianca e densa, mamma che bello, ho raggiunto il mio secondo orgasmo quasi insieme a lui.
Con le mani mi spalmo il suo seme sul petto e poi mi porto le dita alla bocca per scoprirne il sapore, poi lo abbraccio stretto e resto così per un po’ cercando di regolare il mio respiro, quando mi alzo e mi dirigo nuda verso il bagno mi dice che sono incredibile e, tenendosi il pene con la mano di dice di fare presto.


Quando torno è ancora steso sul letto e mi tende una mano, mi accoccolo contro di lui accarezzandogli il petto mentre lui mi bacia leggermente.
È stato instancabile e dolcissimo, quando fuori ormai è buio, ci rivestiamo e con il suo fuoristrada mi riporta al mio albergo, un bacio sull’angolo della bocca e salgo in camera mia stanchissima ma appagata.
Le giornate a Borno passano veloci e, in effetti, mi sto rilassando, due vecchie signore sul terrazzo dell’hotel, al pomeriggio, mi insegnano a giocare a burraco, non ho più rivisto il mio allevatore ma sono fatta così, una seconda volta non sarebbe stato come la prima, meglio non replicare, almeno allora la pensavo così.
Arrivato il giorno della partenza decido di viaggiare di sera con il fresco e, dopo aver salutato e ringraziato il gestore dell’albergo risalgo sulla mia piccolina e dopo cena riparto per Milano, mi aspetta il mio appartamento vuoto e solitario, del resto la mia vita sembra essere destinata ad essere come la mia casa, la colpa è comunque mia o comunque del mio carattere, del mio essere sempre insoddisfatta ma avida di esperienze nuove.
Sull’autostrada c’è molto traffico, da Dalmine ad Agrate è una coda unica, poi ci sono anche un sacco di camion che non aiutano certo, anche fermarsi in autogrill è un guaio, anche qui tanti tir in sosta che riempiono il parcheggio e una lunga coda alla cassa per lo scontrino e bere un caffè, mentre ritorno alla mia macchina gli apprezzamenti degli autisti dei camion in sosta mi fanno sorridere, forse sarà la mia mini e i miei sandali con il tacco 10 a scatenare i loro commenti, la sensazione è comunque piacevole, seduta in macchina ci ripenso, sono proprio strana.
Abito in centro a Milano, il mio appartamento è all’ultimo piano di un palazzo antico, un bel terrazzo lo circonda completamente per la sua cura uso però un giardiniere, non ho certo il pollice verde, proprio di fronte c’è un palazzo ad uffici di quelli con le pareti tutte vetrate, molto più alto del mio, al mattino , quando riesco ad alzarmi presto, affacciata al parapetto del mio terrazzo vedo un gran viavai di gente che entra ed esce da quel palazzo, sembrano tante formiche che si muovono veloci, forse, se fossi una di loro…..
Sono abituata a girare per casa pressoché nuda, libera da qualsiasi costrizione, d’inverno indosso solo un vecchio maglione senza null’altro, forse è per questo che un giorno, trovo sul parabrezza della mia auto, che parcheggio in strada, un biglietto che recita : “ ti ho visto ed ammirato mentre giri nuda per casa, ti ho visto anche masturbarti sul tuo bel divano bianco ed anche usare quei tuoi giocattolini, uno di questi giorni ti vengo a trovare “. Devo dire che mi ha un po’ spaventata ma ero anche eccitata al pensiero che qualcuno mi guardasse di nascosto, comunque non ci pensai più, lo misi in tasca e andai a fare il mio solito giro di shopping.
Arrivata a casa nel primo pomeriggio, carica di pacchi, mi spoglio, faccio la solita doccia e poi mi dedico ai miei acquisti usando lo specchio grande che ho in soggiorno, ho comprato un paio di completi intimi di Victoria Secret che mi stanno benissimo, un vestitino bianco corto e scollato che mi fascia il corpo come una seconda pelle e, come al solito altre due paia di sandali, ormai non li conto più, ho una piccola stanza piena di scarpe, sandali e stivali.
Il giorno dopo, verso mezzogiorno, quando scendo a prendere la macchina trovo un altro biglietto :”ti piace essere guardata eh? Sei proprio una gran TROIA si vede da come ti vesti, dalla tua figa depilata, verrò a trovarti e ti scoperò a sangue”. Questa volta sono decisamente spaventata, per essere così preciso deve usare un binocolo, chissà da quale ufficio mi guarda, sicuramente dal sesto piano in su, non so cosa fare.
Nel mio palazzo non c’è portineria, e poi ognuno si fa i fatti suoi, non penso di essere molto sicura, allora decido di far istallare un impianto di sicurezza. Trovo un installatore sulle pagine gialle non troppo lontano da casa mia e lo chiamo, mi fissano un appuntamento per il giorno dopo, almeno mi sentirò più sicura, si leggono un sacco di cose brutte sui giornali; allora era quello il mio pensiero, oggi, invece, sono io a cercare situazioni pericolose ed eccitanti.
Il giorno dopo si presentano in due, dopo avergli spiegato il problema mi tranquillizzano dicendomi che sarebbero tornati al pomeriggio per l’istallazione e così fanno, ora ho un impianto collegato, con un combinatore telefonico, alle forze dell’ordine, la mia casa è diventata una fortezza.
La donna che viene tutti i giorni a farmi le pulizie e a cucinarmi qualcosa se ne è già andata quando mi alzo a mezzogiorno, mi faccio un caffè e intanto penso a cosa fare della mia giornata, poi mi accorgo che il frigorifero è desolatamente vuoto, quindi la prima cosa da fare è andare a fare la spesa, cosa che odio, però bisogna pur mangiare e, quindi mi tocca andare al supermercato, quando torno, carica di borse, trovo il portoncino aperto, i miei vicini sono sempre gli stessi, altro che sicurezza, comunque almeno non devo tirare fuori le chiavi dalla borsa, almeno fino davanti alla porta di casa.
Appoggio le borse per terra e comincio a rovistare nella mia borsetta per trovare le chiavi di casa, uffa si è spenta anche la luce del pianerottolo, finalmente le trovo e le inserisco nella serratura, una mano sul collo, un coltello davanti ai miei occhi ed una voce da dietro :”zitta troia, apri quella porta”, le chiavi mi cadono per terra, mi fa segno di chinarmi a raccoglierle, lo faccio ed apro quella maledetta porta, mi spinge dentro prendendo a calci le mie borse della spesa e spingendo nell’appartamento anche quelle, poi mi spinge per terra e chiude la porta dietro di se, ha una calza da donna sulla faccia, è alto e grosso, più grasso che grosso, comunque a me, dalla mia posizione sul pavimento sembra enorme, il coltello che ha in mano è uno di quelli che usano i sub, enorme anche quello, ha uno zainetto sulle spalle, mi fa cenno di alzarmi e, quando lo faccio mi spinge in salone verso lo mia camera da letto, lo stronzo conosce la mia casa, un pensiero mi attraversa la mente, l’uomo dei biglietti, deve essere lui e poi ancora penso all’inutilità del mio nuovo impianto di sicurezza che scema, ho anche speso duemila euro.

Arrivati in camera solo una parola :”spogliati”. Gli dico, :”per favore, la prego, non mi faccia del male”, si ripete :”spogliati, ho detto”. Lo faccio lentamente, prima la t shirt, poi i jeans, le ballerine, poi ancora al suo cenno con il coltello, il reggiseno e gli slip, ora sono completamente nuda, mi spinge sul letto e si solleva leggermente la calza sul viso fino a scoprirsi la bocca, il mio è un bel letto moderno ma in ottone, lui si sfila lo zainetto dalle spalle, lo apre e ne tira fuori una corda, poi mi fa sdraiare e mi lega i polsi alla testiera del letto, capisco che è inutile pregarlo, la mia unica speranza è che non mi faccia del male, poi vedo che si spoglia, avevo ragione, è proprio grasso, che schifo, resta nudo con solo addosso la calza sul viso, poi estrae dallo zainetto un’altra cosa, sembra una mascherina, poi quando me la mette mi rendo conto che è una di quelle che si mettono per dormire, che ti lasciano al buio, sicuramente vorrà evitare che possa vederlo in faccia e vorrà togliersi la calza, è venuto preparato il bastardo.
Dal rumore sento che è salito anche lui sul letto, sento le sue mani sudate sul mio corpo, resto immobile come una statua, è il mio corpo che reagisce autonomamente, sono già bagnata, i miei capezzoli si induriscono, accidenti , anche lui se ne accorge, e comincia a strizzarmi i seni e a maltrattare la mia passerina infilandoci rudemente le dita e pizzicandomi le grandi labbra dopo un po’ sento il suo peso sulla mia faccia e le sue parole :”lecca troia”, non ci vedo ma sento il sapore del suo sudore sulla mia lingua, gli sto leccando lo scroto, anche lui, però, ha un dito infilato nella mia passerina e mi sta leccando la clitoride,mi sta facendo godere accidenti, inarco la schiena nel momento dell’orgasmo e lo sento ridere, poi si alza dalla mia faccia e sento il suo peso sul corpo, le sue mani mi allargano le gambe ed il suo pene mi penetra con forza, di colpo, mi manca il fiato per un attimo, non è grosso ma è violento, i suoi colpi sono profondi portati con l’intenzione di farmi male, ne sono sicura, il suo ritmo è sempre più veloce, saranno passati poco più di cinque minuti che sento un suo urlo gutturale e la sua sborra calda inondarmi la vagina, per fortuna che prendo la pillola, penso, solo più tardi mi troverò a sperare che fosse sano, ce l’ho ancora addosso, un suo dito mi sta penetrando nel sederino, è chiara la sua intenzione, mi porta il suo cazzo alla bocca da succhiare, o i suoi tempi di recupero sono brevi o prende il viagra o qualsiasi altra cosa del genere,
perché lo sento indurirsi ed ingrossarsi di nuovo contro il mio palato, ecco adesso mi solleva le gambe sulle sue spalle e, di nuovo mi infila un dito poi due nel sederino, è brusco , mi fa male, poi sento la sua cappella appoggiarsi al mio buchino e cominciare a spingere, Dio, fa veramente male, il mio sfintere si allarga per farlo entrare, ecco che è dentro di me, sento i suoi coglioni contro il mio sedere, è fermo, immobile dentro di me, il dolore si sta calmando, poi comincia a muoversi, lentamente, avanti e indietro, lentamente ma inesorabilmente, aumenta il ritmo, ancora dolore, però sento che l’orgasmo sta montando di nuovo, singhiozzo dal dolore e dal piacere che sto provando, ecco di nuovo il suo sperma che mi riempie anche l’intestino, è bollente; esce da me con un flop, abbandono le mie gambe distese sul letto, respiro con l’affanno, mi sento sporca, non lo vedo ma lo sento aggirarsi per la stanza, sento i cassetti aprirsi e chiudersi, sta cercando qualcosa, dopo una mezzora sento che torna sul letto, mi sta sciogliendo i polsi, sposta il mio corpo come fossi una bambola di pezza, mi ritrovo di traverso sul letto a pancia sotto con di nuovo i polsi legati però alla rete del mio letto ed ecco che, ancora lo sento rovistare con le dita nella mia fessurina e nel mio buchino ancora dolorante, dopo poco di nuovo il suo cazzo contro le mie grandi labbra entra dentro di me, qualche colpo poi riesce e entra nel mio sederino, mamma mia fa più male di prima, la stessa cosa, qualche colpo ed esce per entrare di nuovo nella mia passerina, continua così per un pò poi di nuovo il suo sperma stavolta sulla mia schiena. Qualche minuto poi sento un fruscio di vestiti, che si stia rivestendo?, è così, sento i suoi passi allontanarsi e poi la porta del mio appartamento aprirsi e chiudersi, se ne è andato e sono ancora viva. Usando la bocca ed i denti riesco a sciogliere uno dei nodi delle corde che mi legano i polsi, poi mi libero del tutto e tolgo la mascherina che ho sugli occhi, la mia stanza è un disastro, alzandomi a fatica mi guardo allo specchio ed io non sono da meno, ho le occhiaie, il trucco sfatto e dei grossi lividi sui seni, mi trascino in bagno, riempio l’idromassaggio ed intanto mi infilo sotto la doccia, mi insapono con forza, due volte, poi una volta uscita mi infilo nell’idromassaggio ormai pronto e, dopo poco, mi addormento.

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18/08/2015 20:17

Camillo 2

ATTENZIONE-ATTENZIONE !!! Camillo 2 ....REGALA una bicicletta a tutti i CULATTONI purchè disposti a collaudarla con tre giri attorno il colonnato del Bernini. Le bici sono predisposte per loro, ossia SENZA SELLA.

13/08/2015 16:12

uber

scusate se mi intrometto: immigrati irregolari fora di ball a calci nel sedere!! renzi alfano e boldrini e tutto il vaticano anche!!

13/08/2015 14:55

Camillo 2

Diana, permettimi di DEPORRE QUI, una lapide a perenne ricordo ai CULA : "TUTTI I CULATTONI CHE SI "VANTANO" DI ESSERLO, dai più celebri ai sconosciuti, fanno SCHIFO a miliardi di etero.- Parola di Camillo 2 che BATTE - FORTE - SEMPRE -

13/08/2015 11:54

sergio

ricoverate diana!!!

12/08/2015 14:43

Camillo 2

Diana, guarda che il CULATTONE fede non apprezzerà mai un racconto così; per lui ci dev'essere almeno un'inculata, se ami il suo plauso. Scommetto che la tua opera sarà da lui inficiata, vedrai. Parola di Camillo 2.-

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