• Pubblicata il:
  • Autore: FEDERICO AMARCORD
  • Categoria: Racconti etero
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ANCORA LEI - 1^ parte

Avevo bevuto così tanto vino che l'ultima bottiglia, quasi vuota, rotolava sul pavimento, tra il letto e la finestra aperta, sospinta avanti ed indietro dalla corrente d'aria che si alimentava tra il bagno e la camera da letto. Questo rumore mi aveva parzialmente svegliato e, d'istinto, ho spostato un braccio sulle lenzuola alla mia destra. La mia mano toccava la pelle glabra e vellutata di una donna completamente nuda. Dalla tapparella abbassata per metà, filtrava la pallida luce del mattino. Aperti gli occhi, ho visto che dormiva supina e con le gambe leggermente divaricate. Ma chi cazzo era? Ho osservato a lungo il suo viso gradevole, aveva le palpebre chiuse e le labbra ancora aperte. E non erano quelle della bocca, ma quelle della fica, da cui proveniva un forte odore di sperma ed umore vaginale. La macchia ancora umida sul lenzuolo testimoniava uno o più coiti avvenuti durante la notte. Pian piano, quel corpo risvegliava antichi ricordi. Anche se ingrassate e flaccide, avevo già veduto quelle forme, i seni dai capezzoli scuri, il sottile sentiero di peli decolorati che univa l'ombelico al pube, il sedere enorme che avevo posseduto tante volte, anche controvoglia. L'ho mordicchiato delicatamente per svegliarla, aveva un buon sapore di sudore misto a sale, ma lei continuava il suo sonno profondo. Evidentemente, non ero l'unico ad aver esagerato col vino. Non volevo più svegliarla, ma non potevo fare a meno di toccarla, accarezzarla, leccarla. In meno di mezz'ora le ho confezionato un pigiama di saliva. Lei mugolava appena, io invece avrei voluto che si contorcesse e si mordesse le labbra per il piacere. Dopo una mezz'ora in cui l'ho osservata mentre dormiva, ha sollevato un braccio e l'ha appoggiato sul mio petto accarezzandomi. Il suo corpo, sebbene invecchiato, mi era familiare, ma il suo viso no. Chi cazzo era? Lei mi accarezzava e io la guardavo. Capelli castano chiari con ----meiches++++, sopracciglia depilate e nasino a punta perfetto, chiaramente ritoccato con la chirurgia plastica. Ecco, forse era questa la chiave del mistero. Le carezze mi stavano eccitando, lei se n'è accorta, mi ha baciato sulla bocca ed è scesa pian piano baciandomi anche la maronaia e l'uccello. La sua lingua esperta ha esplorato tutta la lunghezza del cazzo dalla cappella fino alla base con leccate lente e sapienti. Poi l'ha preso in bocca ed è diventato duro come un salsicciotto surgelato. L’eccitazione era al massimo. Si è seduta su di me e si è infilata subito il cazzo in vagina scopandomi con dei su e giù lenti e profondi, che diventavano frenetici e veloci in prossimità degli orgasmi, numerosi e ripetuti. Mentre le riempivo la figa di sborra, ho finalmente capito chi era. Conoscevo una sola femmina che veniva così in fretta ed a raffica. Si è sfilata l'uccello sbrodolandomi sulla pancia e si è distesa accanto a me con la fronte ed il contorno labbra cosparsi di goccioline di sudore. Era proprio lei, la stessa che, 20 anni prima, mi aveva lasciato per fare un figlio trombando con un vecchio industriale svizzero. CONTINUA

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29/09/2016 15:08

pork

Ma perche devi scrivere queste cavolate, playboy da tastiera!! Marcella hai sbagliato storia!!

29/09/2016 14:42

marcella

Basta storie patetiche e inventate come questa! Una vera lesbica non ha questi dubbi!!

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