• Pubblicata il:
  • Autore: Ezechiele
  • Categoria: Racconti etero
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Architettura cinese

Era da tempo che desiderava quell'incontro e finalmente raggiungeva il ristorante cinese con sotto il braccio il suo libro di architettura; la cameriera gentile ed accondiscendente, come al solito, la invitò a sedersi.
Mentre sbrigava le ultime faccende intorno ai tavoli, continuava a sorriderle e l'architetto non si sorprese quando vide arrivare al suo tavolo il cameriere che non parlava italiano (ma che aveva già visto più volte) portarle un bicchierino in ceramica di riso e una bottiglietta di sakè ancora caldo.
Avrebbe voluto o dovuto rifiutare ma, un po' perché non sarebbe mai riuscita a spiegare che non aveva ancora mangiato e che era appena arrivata da una seduta di yoga, un po' perché non voleva mostrarsi scortese con quella gente ipergentile, si versò assaggio di bevanda; l'impatto con lo stomaco ebbe l'effetto di una fucilata.
Incominciò così a sfogliare il suo libro di architettura pieno di ideogrammi; veramente più che un libro di architettura sembrava un trattato di filosofia orientale con esempi sì di case e interni architettonici, ma anche anzi in maggior parte costituito da immagini di vita quotidiana e filosofie varie, tecniche di rilassamento, massaggio etc. etc.
Si accorse del fatto che sfogliarlo in quell'ambiente era ancora più piacevole e farlo mentre sorseggiava la bevanda ormai tiepida mentre il locale andava svuotandosi e tanti occhi a mandorla le sorridevano le dava una sensazione di ebbrezza rendendola sempre più leggera ed allegra.
La cameriera cinese era, come sempre, carina nella sua tenuta orientaleggiante, come sempre attillata, un body trasparente chiuso fino al collo nascosto da una camicia di cotone sottile, la classica mini a tubino nero finiva di disegnare le sue forme equilibrate e sinuose; mentre si avvicinava al tavolo l'architetto si accorse di come fossero vestite in maniera simile anche se con colori diversi; anche lei aveva una mini nera ma solo una camicia bianca ed un reggiseno celava il suo corpo.
La ragazza col più accondiscendente dei sorrisi le chiese di andare e la portò, non senza difficoltà, fino ad una piccola utilitaria di fattura orientale, il sakè stava facendo il suo effetto.
Il viaggio fino alla casa della ragazza fu breve e senza scambi verbali, solo il gesto della pilota esotica di toccare un paio di volte la coscia nuda con una morbida carezza dopo aver cambiato marcia la indusse a qualche sorriso accondiscendente (in quel momento si fece largo nella sua mente l'idea che i sorrisi fossero contagiosi).
Arrivando nel vecchio edificio la deformazione professionale colpì l'architetto che pensò ad un progetto di ristrutturazione ma il suo istinto professionale venne immediatamente bloccato dalla atmosfera orientale di tutto il fabbricato, era chiaro era una piccola chinatown italiana dove sulle porte erano strani segni e dalle stesse uscivano voci ed odori orientali in un misto di cibo, essenze e sudore che le fece accantonare qualsiasi idea di porre mano alla costruzione.
La cameriera stava per infilare una chiave in una delle porte dell'edificio quando la stessa si aprì e la sagoma del cameriere del sakè si stagliò sull'entrata facendo sobbalzare di sorpresa l'architetto; era a petto nudo con dei pantaloni lunghi e piuttosto sporchi, un veloce ed acceso scambio di parole tra i due orientali si scatenò come un temporale estivo e fu chiuso da uno schiaffo pesante come un fulmine che si abbatté sul volto della ragazza; era stata una cosa così veloce che l'architetto non riuscì a far altro che tentare di seguire la cinese; fu fermata solo un momento dalla mano dell'uomo che le accarezzo il viso sorridendo e continuò a seguirle con lo sguardo mentre avanzava nell'appartamento.
Seguì la ragazza nella sala a cui la conduceva il corridoio pieno di cineserie e non fece neppure caso alla chiusura della porta dietro di lei che avvenne con un forte tonfo.
Si sedette sul divano di stile occidentale mentre la ragazza inseriva nel registratore la cassetta vergine che l'architetto le aveva portato per duplicare musica originale cinese.
La ragazza chiese un minuto e quando ritornò si era liberata della camicia e della gonna; solo il body celava ormai ben poco delle sue grazie veramente ben distribuite, pensò con un po' di invidia .
Finalmente erano pronte per la traduzione del libro, ma prima un piccolo colpo a sorpresa: la cameriera accese due piccole candele di incenso che rendevano ancora più esotica la situazione e che certamente non guastavano all'ambiente che sapeva altrimenti di cavolo bollito.
Se l'ambiente era eccezionale non lo fu purtroppo altrettanto la qualità della traduttrice, era logico però, troppi termini tecnici, troppe cose che, se in un discorso generalizzato erano sostituibili, immaginabili o eliminabili, non avevano il medesimo risultato inserite in un discorso compiuto che non permetteva divagazioni sul tema.
L'architetto stava per andarsene con un lieve disappunto quando la ragazza esultò davanti ad una pagina piena di geroglifici "ecco questo io sapere fare io questo insegnare te".
Il libro era aperto sulle tecniche di massaggio orientale e la ragazza era così entusiasta che la professionista non seppe negarle il suo assenso quando la prese per mano e la mise in ginocchio al bordo del tatami di fronte al divano.
Non seppe dirle di no anche quando le tolse la camicia e solo un piccolo senso di pudore la colse quando le levò anche il reggiseno; era una sensazione strana: stava lì seminuda davanti a quel grande quadro che occupava tutta la parete e le carezze dolci e sapienti della ragazza che le toccavano il collo e le spalle la stavano conquistando e un senso di inquietudine la turbava, si sentiva estranea a se stessa ; le sembrava di osservarsi e di essere osservata mentre la ragazza continuava a toccarla e scendeva ormai verso le scapole e dalle scapole alle reni.
"Ecco -le disse mentre le versava tra le mani un balsamo oleoso- ora prova tu"; mentre l'architetto si cospargeva le mani dell'unto la ragazza si alzò e si tolse anche il corpetto: era completamente nuda di fronte a lei ed era veramente una bella donna ; per la prima volta nella sua vita avrebbe avuto modo di sfogare la sua eccitazione nei confronti di una donna.
Incominciò ad accarezzarla prima con vigore, poi sempre più dolcemente, toccandole prima il collo sinuoso poi le belle spalle infine la schiena e le reni che si inarcarono .
Capì che la ragazza si stava eccitando e provò un certo orgoglio nel riuscire nell'impresa al punto che si meravigliò non poco quando la donna si alzò vincendo i suoi sensi e le fece ridistendere dicendo: "Ora di nuovo io".
L'orientale si cosparse ex-novo di unguento e incominciò a toccarle i piedi.
Una sensazione di benessere si diffuse per tutto il corpo dell'architetto solo in quel momento si rese conto di quanto era stata lunga la giornata e di quanto fosse stanca.
Non disse nulla quando la ragazza cominciò a massaggiarle i polpacci e una sensazione di lieve eccitazione si andò ad aggiungere al rilassamento quando si impossesso' delle sue ginocchia, quando senza chiedere nulla passò però alle cosce si sentì a disagio, in fondo era una cameriera che aveva frequentato solo un paio di volte al ristorante e sempre in posizione subalterna, l'eccitazione però si stava impossessando di lei e sentiva il suo sesso rispondere alle sollecitazioni della donna al punto che quando questa cercò di toglierle lo slip per accarezzarle l'interno cosce chiaramente eccitato ebbe una reazione istintiva: non appena ebbe le gambe di nuovo libere dallo slip che le impediva i movimenti cercò di scappare ma un po' gli effetti dell'alcool un po' i piedi unti dal balsamo la fecero scivolare e cadere in una posizione pressoché analoga a quella da cui era partita scatenando il sorriso della orientale.
Era proprio vero: quel riso era contagioso, ella infatti sorrise della sua goffaggine e sotto sotto lo fece anche dell'intenzione di andarsene .
Guardò negli occhi la ragazza e, come per sfidarla, incominciò a toccarle i piedi.
Risalì dolcemente verso le caviglie chiare ed affusolate e incominciò a prendere gusto nel toccare quel corpo che sembrava gradire particolarmente le sue attenzioni.
In particolare quando incominciò a massaggiarle le ginocchia l'orientale angolò la gamba dischiudendole il delta di Venere.
Mentre massaggiava la coscia e l'interno delle gambe l'architetto guardò anzi ammirò il sesso dell'altra donna; era la prima volta che guardava così da vicino la natura di un'altra ragazza e fu al contempo sorpresa ed affascinata di come questa reagisse alle sue carezze intime.
Quando le sembrò che la cameriera fosse all'apice del desiderio appoggiò la mano sul sesso della donna e il calore che lo stesso emanava, le pulsioni che trasparivano, le fecero perdere il controllo e si ritrovò prima a penetrare con le dita quel bel corpo, poi ad abbeverarsi a quella fontana, cercando di trasportare su quel corpo le carezze ed i desideri che gli uomini della sua vita avevano realizzato sul suo.
Questo disinibito lasciarsi andare la travolse e fu sollevata quando la ragazza si spostò tra le sue gambe e specularmente operava con la bocca sul suo sesso.
Come per incanto un'oggetto a forma fallica si materializzò nelle mani della ragazza (probabilmente era al bordo del tatami) e con questo penetrò l'architetto ancora intento al rapporto orale.
Essere penetrata così profondamente mentre ancora stava dando godimento la lanciò verso sensazioni nuove che venivano rinnovate ad ogni entrata nel suo corpo, ma di nuovo, come la prima volta, mentre il professionista stava per raggiungere l'estasi, la ragazza si fermò.
Un'attimo eterno sospese le vibrazioni le vibrazioni della donna che disse qualcosa come un lungo no o un' "ancora" o un lamento, un'attimo poi due mani ruvide le
presero i fianchi ancora protesi in aria e un pene duro e voglioso la penetrò, mentre udiva una frase orientale che esprimeva una roca soddisfazione, la lingua della ragazza riprese a lavorare sul suo clitoride facendole raggiungere un'estasi mai neppure immaginata.
Quando si riebbe dalla serie di orgasmi che quella situazione le aveva fatto provare; guardò i corpi nudi che sorridendo la osservavano, i due camerieri l'avevano avuta invertendo il giuoco dei ruoli che era stato fino a quel momento, si rivestì sommariamente uscendo dal tappeto cercò oltre al suo libro di riprendere il suo personaggio.
I due orientali non tennero conto di lei e ripresero i loro giochi intimi, ella lasciò la stanza e stava per uscire da quell'appartamento che le sembrò sordido come mai ne aveva visti ma, mentre stava per uscire, la sua attenzione fu attratta da due cose che la fecero trasalire: una copia del suo libro e un diploma di laurea in architettura intestato alla ragazza cinese.
La sera dopo alle 22 varcò la soglia di un ristorante cinese.

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