• Pubblicata il:
  • Autore: ANTONELLINA
  • Categoria: Racconti etero
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IL FINTO PERBENE – 1^ puntata

Dopo un incidente con la nuova macchina regalata dal mio papi, mi sono ritrovata di fronte a un tavolo grigio e a due carabinieri che facevano un mucchio di domande. Onestamente, non ricordavo molto, però sapevo che non era colpa mia, era l'altra macchina che mi aveva tamponato. M'hanno spiegato che il problema riguardava l'altro autista, uno spacciatore la cui auto risultava rubata ecc. ecc. Dopo oltre un'ora di interrogatorio inutile, sono stata rilasciata e all'uscita sono stata abbordata da un ragazzo Fuori era già buio, la mia macchina era in deposito giudiziario per essere ispezionata, il tipo si è offerto di riportarmi a casa. Ero davanti a una caserma, pensavo di poter stare tranquilla e ho accettato. Lui, che si chiamava ******** era simpatico, alto, belloccio e profumato. Invece io invece ero vestita con un paio di short jeans corti e attillati, e la mia maglietta rosa era incollata al corpo a causa del sudore e del caldo opprimente. Saliti in macchina, ho subito notato che lui mi fissava continuamente il seno . Abbiamo iniziato a parlare del più e del meno: il caldo, il sole, il mare, ecc. ecc. Avevamo gusti comuni ed eravamo giovani. Arrivati davanti al mio appartamentino nel nuovo condominio (ancora disabitato) costruito dal mio papi, ho detto: Eccoci qua, come posso ringraziarti? Non ce n'è bisogno, l'importante è che tu sia al sicuro... Senti, sono ancora sotto shock, mi fai un po' di compagnia? Ok, mezz'ora al massimo. Domattina sono in servizio... Avete presente Dr. Jackill e Mr. Hyde? Una volta entrati, mi ha rassicurato con un sorriso degno della pubblicità di un dentifricio, mi ha afferrato la nuca e mi ha baciato palpandomi le tette. Subito dopo, la metamorfosi. Mi ha ammanettato un polso a un termosifone e si è tolto tutti i vestiti rimanendo completamente nudo. All'inizio pensavo fosse un gioco, un modo per fare la parte del macho, guardavo il suo corpo muscoloso e miei seni erano eccitati, coi capezzoli diritti. Si è seduto sul pavimento di fronte a me e lentamente mi ha tolto gli shorts e le mutande, scoprendo il piccolo triangolo di pelle peloso e baciandolo morbosamente. Ho sospirato quando le sue labbra morbide hanno quelle della mia fica. Lui ha sorriso diabolicamente e me le ha morse, facendomi male. Ero in trappola, anche se avessi urlato la palazzina era disabitata e nessuno mi avrebbe sentito. Ahia! Senti bello, un bel gioco dura poco... toglimi le manette! Per tutta risposta, mi ha trascinato in avanti e ha cominciato a leccarmi furiosamente, strappando ciuffi di peli con i denti. Le sue mani d'acciaio mi allargavano le cosce e la sua bocca mi divorava. CONTINUA

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