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  • Autore: Sweet Slave
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IO, TEO E L'ONOREVOLE

L’Onorevole era molto potente, importante e famoso.
Di bell’aspetto, fisico atletico, cinquantacinque anni magnificamente portati, con una bella famiglia, una incantevole moglie molto più giovane di lui e due magnifici bambini. Faceva la spola fra Roma a la mia città, dove era stimato e corteggiato da tutta la parte “bene” della popolazione. Proveniente da una ricca famiglia, era un filantropo ed un benefattore. Aveva, però, un vizietto che teneva accuratamente nascosto, pur coltivandolo assiduamente.
Tempo prima, Teo, il mio padrone, mi aveva condotto nella sua magione, nella quale si teneva una cena di beneficenza. Nell’occasione ci presentò ufficialmente. Quando Teo me lo fece incontrare questo si mostrò particolarmente contento. Nonostante fossi vestita con un severo tailleur, mi disse poi che uno sguardo esperto capiva subito come fossi una eccitata e sottomessa cagnetta in calore, labbra umide e sguardo ammiccante, qualsiasi cosa indossassi. Diede in questo grande merito al mio padrone, abile a trasformarmi in una magnifica schiavetta, quasi fosse un mago che aveva posto in atto un incantesimo di trasformazione.
Alla cena erano presenti molte persone, quindi non potemmo andare più in là di una calda ma significativa stretta di mano.
Quella sera l’Onorevole convocò il mio padrone nel suo studio. So che parlarono a lungo, in sostanza io divenni la merce di scambio di qualche importante operazione.
Nel corso della conversazione fu stabilito che Teo mi avrebbe diviso anche con lui, che sarebbe diventato un ulteriore severo padrone.
La settimana dopo, un’anonima utilitaria ci prelevò a casa di Teo, il tizio che guidava, senza proferire parola, ci accompagnò in aperta campagna, presso un bel casolare ristrutturato, in mezzo al bosco e circondato da un alto muro, lontano da occhi indiscreti.
Un signore alto e magro, vestito di nero, ci accolse sul portone, accomiatò l’autista e ci fece entrare.
Salimmo al primo piano, io indossavo un lungo cappotto con il colletto di pelliccia. Questo nascondeva un paio di calze autoreggenti, un babydoll trasparente. I minuscoli seni, due “noccioline”, erano coperti da un piccolissimo reggiseno di pizzo. Un paio sandali dal tacco dodici completavano l’abbigliamento. Tutto di colore nero.
Al posto delle mutande portavo un inesistente perizoma, assolutamente non copriva il mio piccolo pene, che, però, tenevo nascosto fra le gambe lunghe.
Non un pelo ricopriva il mio corpo.
Mi erano state applicate delle lunghe ciglia finte, che avevano aumentato la languidezza del mio sfacciato sguardo da troia. Avevano lo stesso colore ramato dei miei fluenti capelli.
Le labbra carnose erano dipinte di un rosso acceso. Mi era stato insegnato che dovevo tenerle sempre leggermente dischiuse, per far comprendere che erano pronte all’uso, quale fosse il mio compito.
Nel mio culo era infilato un piccolo plug, che io potevo togliere solamente quando autorizzata o quando dovevo essere usata.
Come sempre, avevo legato attorno al collo un piccolo collare ricoperto di strass, al quale era attaccata, a mo’ di guinzaglio, una catenella dorata che il mio padrone stringeva fra le mani.
Arrivati davanti ad una porta chiusa, io rimasi in attesa, mentre il mio mentore entrò, richiudendo la porta.
Tornò dopo pochi minuti, assieme all’Onorevole. Mi fecero inginocchiare e mi dissero che c’erano progetti che mi riguardavano, che dovevo obbedire all’Onorevole come facevo con
Teo, qualsiasi cosa volesse da me. Io piegai il capo in segno di sottomissione.
Teo consegnò il guinzaglio all’Onorevole.
“Ti lascio con lui. Torno fra un’ora”. Mi disse il Padrone prima di andarsene.
“Oggi non abbiamo molto tempo ma possiamo lo stesso divertirci”, ribadì il politico, all’apparenza già piuttosto eccitato..
Scostò una tenda ed apparve una porta nascosta. Entrammo in un’altra stanza che conteneva una strana poltrona munita di legacci, insieme ad altri curiosi “attrezzi”.
Fu un’ora impegnata ed “istruttiva”.
Questo signore, constatata la mia totale sottomissione, imparò a prendermi, nel corso di incontri prefissati, in maniera sempre più fantasiosa. Come ho detto, era autorizzato ad utilizzarmi in qualsiasi modo e lo faceva senza alcun freno e pudore. A volte amava farlo con un pubblico presente, in questi casi si vestiva come un master e metteva in atto le sue pratiche davanti ad altri stimatissimi cittadini, maschi e femmine, che spesso non si limitavano a guardare ma, quando loro concesso, partecipavano attivamente. In questi casi le penetrazioni multiple, gli esperimenti legati alla mia femminilizzazione aumentavano d’intensità.
Tutto ciò mi dava piacere.
Ero entusiasta al pensiero di rendere felici i miei padroni, volevo fossero orgogliosi di me.
Tutto era iniziato quando avevo conosciuto Teo nei corridoi dell’università, io inesperta matricola, lui scafato veterano, da tempo fuori corso.
Tipo veramente figo, era figlio di un ricchissimo industriale, si permetteva qualsiasi trasgressione. Me ne innamorai subito.
Con mia grande felicità divenni sua fin dal primo giorno. Dopo avermi chiamato vicino a lui mi aveva chiesto se volevo seguirlo. Il mio “si” mi aveva completamente posto in suo potere.
Mi disse che ora ero una sua proprietà, un oggetto nelle sua mani. Feci salti di gioia.
La sera stessa, nel suo appartamento, dopo avermi legato ad un grande letto in ferro battuto, mi sodomizzò più volte, col suo membro maestoso e con oggetti via via più grandi.
Una sorta di rituale.
Lo stesso fecero altre persone che lui aveva chiamato a casa sua, avevano il volto coperto da una maschera.
Iniziarono a manipolare il mio corpo affinché io diventassi come volevano loro.
Provai un piacere infinito.
Tutto ciò che successe dopo poi avvenne grazie alla “cura” propinatami da Teo e da quello che lui chiamava “il mio staff”. Trasformarono le mie sembianze, da quelle di un giovane frocetto, decisamente effemminato, nel quale ancora, comunque, permaneva l'apparenza di un maschietto a quelle di una sofisticata e calda femmina, troia, totalmente disponibile e soprattutto sottomessa.
Mi venivano anche somministrate delle medicine, che avevano contribuito alla comparsa del mio piccolo seno ed a fare diventare la mia pelle liscia e vellutata, facendo sparire ogni pelo superfluo. Anche il cazzo mi parve rimpicciolito.
Il mio culo veniva usato come una calda figa ed io tale mi immaginavo che fosse.
Imparai ad usare la mia bocca in maniera inimmaginabile.
Ormai Il mio principale padrone sfidava chiunque a riconoscere in me qualcosa di maschile.
Teo mi aveva spiegato fin dal primo momento io dovevo obbedienza a tutti quelli che mi indicava. Coloro mi avrebbero aiutato nel mio percorso per piacergli sempre di più. Infatti, per completare la mia educazione e la mia trasformazione, si rendeva necessaria l'opera anche di altri maestri, molto esperti.

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08/07/2014 07:23

Luma

Ho letto un po la prima parte del racconto e devo dire che fa veramente cagare, un altro cula e addirittura sottomesso Ragazzi porca puttana ma voi non state bene per niente fatevi curare !

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