• Pubblicata il:
  • Autore: TIKI TAKA
  • Categoria: Racconti etero
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JE T'AIME... MOI NON PLUS - 2^ parte - Capraia (LI)

- Non è giusto...
- Cosa non è giusto?
- Tu hai ancora gli slip...
Li ho levati immediatamente, li ho gettati a prua ed abbiamo incollato i nostri corpi nudi. Baciandomi di nuovo, ha detto:
- Ti voglio...
- Perché... sei di fretta?
Ho risposto io prendendola in giro a mia volta. Poi le ho leccato il collo e le ascelle. Monia ha sospirato ed ha chiuso gli occhi. Con piccoli e leggeri succhiotti, mi sono abbassato fino alle mammelle, mentre lei m'ha preso per i capelli guidando la mia lingua sui suoi capezzoli turgidi. Li ho mordicchiati e succhiati con gusto, ascoltando i battiti del suo cuore sempre più veloci. Dopo il bagno del pomeriggio, tutta la sua pelle aveva il sapore del sale e del mare.
Mi son messo in ginocchio e ho sistemato la mia faccia tra le sue cosce. Puzzava di sale, di sudore fresco e di femmina eccitata. Ho inspirato profondamente per sniffare ogni molecola del suo maleodorante intimo. Le ho sollevato le natiche, le ho avvicinate ed ho risucchiato le pieghe salate della sua vulva. Con la punta della lingua, ho esplorato la pelle ruvida delle labbra vaginali.
Poi, all'improvviso, ho avvertito una pressione dietro la mia testa. Monia voleva prendere il controllo delle operazioni e m'ha immobilizzato spostando il bacino su e giù, e schiacciando completamente la sua vulva sulla mia bocca. Come una medusa benigna, s'è incollata sul mio mento, sul naso e sulla bocca, lasciandosi dietro una bava viscosa di umore di fregna.
E' questo che apprezzo di più in lei, il suo prendere l'iniziativa, la sua aggressività sessuale che a volte si spinge fino al limite della violenza.
M'ha spinto ad attaccare direttamente il clitoride gonfio e carnoso, su e giù, giù e su. Ha mugolato ancora e ancora. Con ogni movimento premevo sempre più forte, usando le mie labbra per succhiare allo stesso ritmo. Monia m'ha preso una mano portandosela sulla vagina. Capivo quel che voleva e le ho infilato una, due, tre dita. Lentamente, i movimenti della lingua e delle dita si son sincronizzati.
Sotto di noi, il mare sembrava adeguarsi al ritmo del suo corpo scatenato. Coperto dai gemiti di Monia, il fruscio delle piccole onde scuoteva lo scafo. Le mie dita appiccicose erano schiave del suo piacere. Poi le sue grida selvagge son risuonate nella caletta deserta ed il suo bacino s'è contratto una volta, ancora una volta e ancora una volta. S'è fermata stringendo con forza la mia testa tra le sue cosce e son rimasto così fino a quando non s'è ripresa dall'orgasmo prolungato.

CONTINUA

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