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  • Autore: Stefano
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La professoressa

LA PROFESSORESSA

Lei abitava da pochissimo al piano sotto del mio e mi capitava di incontrarla per le scale e a volte anche in ascensore. Era mora, carnagione scura, apparentemente sulla trentina e mi attizzava un casino, aveva due splendide tette che metteva in risalto con generose scollature, e le gambe non erano da meno. A quanto ne sapevo viveva sola col marito e non avevano figli.
Io mi limitavo a salutarla, non sapendo che scusa inventare per farmi avanti. Temevo che da quel punto di vista non mi considerasse per niente dato che avevo solo 19 anni e ne mostravo anche meno avendo lineamenti da ragazzino e senza ancora la barba. Insperatamente fu lei a prendere l’iniziativa. Ci eravamo incontrati all’ingresso del condominio e lei mi chiese se mi andava di farle compagnia per un caffè. Ovviamente accettai volentieri e mentre il caffè saliva nella moka lei mi chiedeva di me, della scuola e di quale erano le mie materie preferite. Così scoprii che lei insegnava alle medie inferiori ed era per quello che si era trasferita ad abitare lì. Quando si sedette sulla poltrona del salotto, invitandomi a fare altrettanto, la gonna le salì vertiginosamente sulle cosce, mettendo in mostra due gambe da sballo. Io non riuscivo a staccare gli occhi da lì e naturalmente lei se ne accorse.
«Ti piacciono le mie gambe?» fece sorridendo.
Io arrossii imbarazzato. «Sono molto belle» riuscii a dire senza balbettare. Poi d’istinto continuai «Sono fortunati i suoi alunni ad avere una prof così bella, io non ne ho mai avute sexy come lei» e subito mi sarei morso la lingua per quella frase impertinente.
Ma lei sorrise «Grazie, sei molto carino, e puoi darmi del tu, qui non siamo a scuola» disse continuando a sorridere.

Ci furono altri caffè nel suo appartamento i giorni successivi e i suoi modi affabili mi incoraggiavano a prendere confidenza, nella mia testa cominciavo ad illudermi che stesse cercando di sedurmi, ma non ne ero affatto sicuro, forse erano solo fantasie adolescenziali.
Un pomeriggio mi scappò un audace complimento per i suoi collant fucsia che esaltavano la bellezza delle sua gambe.
«Grazie» disse sempre col suo sorriso malizioso, «Ma non sono collant, sono autoreggenti» e si alzò la gonna a dimostrazione di quanto stava dicendo.
“E no, cazzo… queste non sono fantasie da adolescente con gli ormoni in subbuglio. Questa sta facendo sul serio” pensai mentre arrossivo imbarazzato.
«Scommetto che starebbero bene anche a te» disse con mia grande sorpresa «da quel che vedo hai meno peli di tante donne e le gambe sembrane belle diritte. Dai provatele!»
Ero incredulo e imbarazzatissimo. Voleva davvero che io indossassi le sue calze lì, adesso e davanti a lei?
«Forza, via quei jeans» continuò mentre si sfilava le calze.
«Devo togliermeli?» non sapevo che cosa fare…
«Non vorrai mica metterti le calze sopra i pantaloni…» e rise di gusto.
«Ok» dissi. Me li tolsi e lei mi aiutò ad infilarmi le calze.
«Fantastico!» fece «Lo sapevo che ti sarebbero state benissimo, hai le gambe meglio di tante ragazze Vieni con me, mi è venuta un’idea.»
“Oddio! Cosa si starà inventando adesso…” pensai. Ma il giochino mi stava intrigando troppo e decisi di lasciarle fare, quella donna era un vulcano in eruzione.
Mi portò in camera da letto e cominciò ad aprire armadio e cassetti buttando sul letto alcuni capi intimi. Tutti femminili, naturalmente. Non occorreva molta immaginazione per capire dove volesse arrivare, e in meno di mezzora mi ritrovai perfettamente agghindato in intimo femminile, con tanto di fard, rossetto, trucco sugli occhi e parrucca bionda in testa. Guardandomi allo specchio a figura intera dell’armadio per poco non ebbi un mancamento… quella che vedevo era una ragazza e pure figa… L’unica cosa che non ho potuto indossare erano le sue scarpe perché non ci entravo proprio. Lei mi chiese che numero portavo e capii che di lì a qualche giorno sarebbe comparso un paio di scarpe con tacco della mia misura.
«Sei uno schianto» disse, e mi baciò. «Mi sembra di baciare un’altra donna» sorrise e mi baciò di nuovo a lungo e profondamente. «E adesso voglio fare la lesbica fino in fondo.»
E così facemmo per oltre un’ora.

«Scommetto che in questa tenuta faresti perdere la testa a più di qualche maschietto» mi disse qualche giorno dopo «mi piacerebbe che mio marito ti vedesse così, ti andrebbe?»
Ebbi improvvisamente il sospetto che questo fosse il suo vero obiettivo fin dall’inizio, ma non lo dissi. «Io non sono gay» risposi invece.
«Nemmeno mio marito lo è, ma penso che questo tipo di trasgressione lo divertirebbe.»
«Ne sei sicura?»
«Be’… so che i trans lo intrigano molto. Una volta ci siamo stati assieme ed è piaciuto a tutti e due.»
«Io però non ho il seno.»
«Non importa, sei molto femminile lo stesso, gli piacerai.»
«Ma non so se piacerà a me accarezzare o farmi accarezzare da un uomo… ti ripeto che non sono gay e non ho mai avuto esperienze con maschi.»
«Tu lasciati andare, vedrai che sarà divertente. E in tutti caso ci sono sempre io… e io sì ti piaccio, vero?» E sorrise con tutta la malizia di cui era capace, ed era tanta.

Arrivò la sera fatidica e suo marito, che più o meno aveva la sua età, sui trent’anni, mi vide solo dopo che ero preparato di tutto punto. Dall’espressione non ebbi difficoltà a capire che avevo fatto colpo e cominciò a squadrarmi dalla testa ai piedi.
«Cazzo! Sembri davvero una ragazza!» disse mentre io ero imbarazzatissimo, e non ero sicuro se il gioco mi stesse piacendo o no. Ma feci come aveva detto Elena, mi lasciai andare completamente, quello che sarebbe successo sarebbe successo…
Lei lo invitò ad accarezzarmi e ben presto il pisello uscì dallo striminzito perizoma che indossavo. Ci mettemmo sul letto tutti e tre ed Elena spinse la testa del marito, fino a fargli sfiorare con la bocca il mio cazzo ormai duro, e lui cominciò a succhiare, mentre lei, eccitatissima, si masturbava e lo incoraggiava.
L’atmosfera si scaldò molto presto ed Elena non gli risparmiava gli insulti dandogli del porco e del pervertito. Quando dissi che non riuscivo più a tenermi e stavo per venire lui tolse la bocca ma lei gli bloccò la testa con la mano.
«Eh no, bello mio» lo incalzò, «a me lo fai bere tutto, e adesso te lo bevi tutto anche tu.» E in quel momento esplosi.
«Sei un maiale succhiacazzi» gli disse, e lo baciò con tutta la mia roba in bocca, e poi baciò anche me.
Dopo un quarto d’ora io ero pronto di nuovo, ed Elena mise il marito a pecora ed iniziò a leccargli il buchetto.
«No anche questo!» disse lui, ma secondo me era un “no” di circostanza.
«Tu il mio lato B l’hai voluto, no? E allora adesso tocca a te, da bravo!» fece lei.
Da come ero entrato facilmente, avevo capito che non era vergine da quelle parti. O era stato il trans da cui erano andati assieme, o non erano nuovi a questi giochini o semplicemente ci aveva pensato Elena con uno strapon.

Andammo avanti alcuni mesi vedendoci di media una volta a settimana, senza scadenze fisse, finché, verso fine maggio arrivò la lettera con cui si comunicava ad Elena che la sua richiesta di avvicinamento era stata accolta e col nuovo anno scolastico sarebbe stata di sede nella sua città. Da Padova erano oltre 1000 km.
Partirono dopo un mesetto e non li ho più rivisti.


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27/12/2014 10:56

?

Lezioni di italiano da uno che prende in considerazione due parole come maledetti, e americani o etero.

27/12/2014 10:52

?

Non frega un cazzo a nessuno degli eccessivi però nel mio commento, però. O non ti piacciono i però?

26/12/2014 21:52

MyWay

Caro signor "?", che della mia opinione non freghi un cazzo a TE va benissimo, ma che non freghi un cazzo a NESSUNO non sta a te dirlo... o hai fatto un referendum in proposito? E poi riguardati l'italiano della tua frase... ti piace tanto scrivere "però"?

26/12/2014 14:23

?

Pensa anche però che a nessuno frega un cazzo della tua opinione però...

25/12/2014 22:14

MyWay

Io direi: Maledetti gli imbecilli che postano qui solo per rompere le palle, e lo fanno pure calpestando l'italiano, giusto per dimostrare meglio la loro ignoranza. Ma non riuscite proprio a trovare qualcosa di meglio da fare? Io la storia l'ho trovata intrigante e soprattutto ben scritta.

24/12/2014 01:57

?

Maledetti etero

23/12/2014 23:54

?

Maledetti americani!!!

23/12/2014 15:46

Camillo 2

Beh ti devo dire che anche io nel mio intimo mi sego pensando al tuo cazzo

20/12/2014 23:02

Mix

Quel Camillo l'ammazzerei, ma in fondo ha ragione sono un spregevole frocio e nel mio intimo mi vergogno

17/12/2014 00:39

Mix

Sei patetico Camillo come patetica è la tua vita di merda... Figlio di cagaamericani

17/12/2014 00:23

jackdaniel

Quanti ingenui che ci son in questo sito! IO non sono camillo 2 e non uso altri nick per dare piu commenti con piu nick! comunque io son libero di non credere a questa porcata! E se anche fosse vera dico che abbiamo a che fare con un altro ricchione! Posso affermare che stimo camillo2 e quindi son d accordo con lui quando dice : maledetti americani!!

16/12/2014 22:41

stefano

Vorrei solo sapere chi ha inserito quello schifo di foto a fianco del racconto. Io no di certo.

16/12/2014 20:03

Lorenzo

Eh si Mino, perché se ci fai caso Camillo o come altro vuole farsi chiamare coi suoi Nick, commenta solo le storie bsx o gas o trans... Lo sappiamo tutti da mesi che gli piace solo il cazzo. Solo che tra un po, vedi che ti dirà anche che sono solo cazzate... Il Vero ridicolo e fallito qua è lui.

16/12/2014 15:37

Mino

È tornato quel recchione di Camillo

15/12/2014 14:39

jackdaniel

Ma te pensi che questa storia sia credibile! E se anche fosse vera ti dico che sei proprio un ricchione !! Se non fossi ricchione non avresti accettato!! Ma perche invece di raccontare queste cazzate non vai a farti una passeggiata! RIDICOLO!!!!!!

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