• Pubblicata il:
  • Autore: FEDERICO AMARCORD
  • Categoria: Racconti etero
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LA ROSPA

LA ROSPA Antonella era vedova e, insieme al padre altrettanto stronzo, gestiva una fabbrichetta che forniva ad un grande distributore di materassi le reti con le doghe in legno. 56 dipendenti in regola e qualche affare losco coi contributi europei, ne facevano un'azienda sana e ben vista. I "padroni" non erano persone molto intelligenti o colte. Avevano semplicemente ereditato i soldi e l'attività dai nonni e possedevano un'unica abilità: circondarsi di dirigenti in gamba e pagarli bene. Salvo poi mandarli affanculo dopo qualche anno, sostituendoli con altri meno esperti che essi stessi avevano dovuto formare prima di essere cacciati. Antonella, in particolare, non sapeva fare un cazzo. Si dava arie da manager e quasi non sapeva accendere il computer. Girava tra gli uffici ed il capannone come un sorvegliante in cerca di vittime ed io ero una delle sue preferite. Mi aveva rimproverato tante volte, dietro ai suoi occhialini firmati che facevano da scudo a due occhi grigio-verdi e ad un naso tipo patata ammaccata. Era bassa un metro, un cazzo ed un barattolo, tarchiata, culona e pelosa. Spesso arrivava in ditta con calze color carne, che mascheravano due gambotte vistosamente grosse e non depilate. Tanto più la odiavo nella vita lavorativa, tanto più desideravo di scoparla fino allo sfinimento durante i miei sogni ad occhi aperti. Era una specie di rivincita, di vendetta che mai avrei pensato potesse realizzarsi davvero.Tutte le sere, prima di dormire, immaginavo la sua figura e ripetevo questo mantra: "Ti odio con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima e con tutta la mia mente." Da mesi stavo cercando un altro lavoro quando, proprio il giorno in cui l'avevo trovato, un tardo pomeriggio arrivò nel mio ufficio che si trovava nel magazzino ormai deserto. Piangeva. - Ho appena saputo che mia figlia è incinta! Disse singhiozzando... ha solo 18 anni... Ero pietrificato: sua figlia era incinta e lei chiedeva aiuto proprio a me? - Lo so, lo so che ti ho trattato male, ma qui tu sei l'unico abbastanza giovane per parlare con lei, per convincerla a... - Ma io ho 26 anni! - Sì, però lei ha sempre avuto un debole per te e forse... Sinceramente, la storia non mi convinceva, ma era il momento giusto per giocare le mie carte prima di andarmene. - Senta Antonella, non credo di essere la persona giusta. Mi si buttò addosso e mi abbracciò. La strinsi forte e, automaticamente, mi venne l'uccello duro. Lei sentiva questa pressione sulla pancia e non si staccava, anzi! Sollevò il viso e mi baciò in bocca, Non feci resistenza, mi abbassai gli slip ed i pantaloni e le strofinai il membro eretto sul tailleur. Lei smise di singhiozzare, si inginocchiò di fronte a me e prese a leccarlo e succhiarlo con forza. Mi sembrava di sognare ad occhi aperti, ma lei era lì, la mia padrona era lì col mio cazzo in bocca! Presi coraggio e la sollevai. Le tolsi tailleur, camicetta, calze elastiche e mutande con frenesia. Il suo corpo flaccido e maturo non mi interessava, volevo scoparla, volevo incularla, volevo la mia vendetta. La stesi sulla scrivania alla pecorina, alzai le sue gambe pelose e la scopai con rabbia. Complice la mia giovane età, sborrai un po' in fretta. Allora la rigirai, le tolsi il reggitette e mi misi sopra la sua bocca col cazzo fiappo che gocciolava ancora. Lei ricominciò a leccarlo e succhiarlo con foga e, quando lo vide bello duro, sporse il bacino in avanti. Inumidii il suo culo con l'unto della figa sbudenfia, sistemai alcuni elenchi telefonici sotto la sua schiena per compensare l'altezza, e glielo piantai nel culo senza difficoltà. Stavolta pompai per almeno 15 minuti. Antonella era lì, sotto di me, con le sue tette cadenti che vibravano ai miei colpi. Coi suoi occhialini firmati, le sue gambe pelose, ansimava, sudava e sussurrava: - Ancora, ancora! Ti aumenterò lo stipendio, ti nominerò direttore di produzione... Le schizzai in culo una bella dose di sperma giovane e saporito. Poi mi rimisi i vestiti e le consegnai la mia lettera di dimissioni.

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