LESBICA IN CARCERE – 1^ parte

Sono diventata madre a 18 anni. Tutto è successo a una festa in cui ero con Dado (come il mio, è un soprannome inventato), il mio ragazzo il primo uomo con cui ho fatto sesso. Non abbiamo usato il preservativo e... è successo. I nostri genitori ci han costretto a sposarci, e tutto sommato è stato bello, avevo un bellissimo rapporto con lui, per crescere insieme e per scoprire noi stessi. Solo che eravamo due bambini e avevamo un bambino! E i soldi non bastavano mai.
Il padre di Dado lavorava nell'amministrazione penitenziaria e ci ha aiutato/obbligato a ottenere due posti da secondino: uno per me al carcere femminile e uno per mio marito in quello maschile. Non erano istituti di massima sicurezza, il che era un grande vantaggio, però era un ambiente comunque moooolto difficile.
I luoghi di detenzione sono molto lontani dall'immagine che il cinema e la TV presentano al grande pubblico. C'è sì violenza, ma non così tanta. I detenuti e le detenute sono incazzati ma rassegnati. Raramente si ribellano. Del resto è comprensibile, vivono lì 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Stanno lì senza poter uscire. E non solo senza poter uscire, ma anche senza poter far sesso. 
Ma sono ben lontani dall'essere comunità gay ci sono dei casi in cui si toccano l'un l'altro (sia donne sia uomini maggior parte delle volte si sfogano sotto le docce, protette dal vapore e dalla confusione.
Noi agenti penitenziari dobbiamo esser presenti, ma con prudenza e non con la forza o l'intimidazione. Abbiamo l'ordine di non intervenire e di tollerare tutte le forme di effusioni erotiche consenzienti finchè non pregiudicano l'integrità fisica di nessuno.
Le carcerate di solito non sono lesbiche convinte, quasi tutte han famiglia e bambini. Una volta rilasciate, tornano alla loro sessualità normale.
Però in carcere, a volte, si lasciano andare a baci e leccate evidenti. A volte addirittura si mettono a quattro zampe e si penetrano l'una con l'altra a 3, 4, 5 dita. Ho visto una penetrazione fatta con l'intera mano. Si diceva che la ragazza *****, fuori dalla prigione avesse ucciso il suo uomo in un raptus di gelosia.
Anche se avevamo un figlio, dopo tanti anni Dado e io mantenevamo una vita sessuale molto attiva. Approfittando di tutte le occasioni se lui andava da un amico, dai nonni o in viaggio con la scuola. Scopavamo dovunque trovassimo il tempo e il luogo. Lui aveva una particolare predilezione per il sesso anale, io invece per i connulingus infiniti.
Eppure a casa, di notte, a volte mi svegliavo con le mutande bagnate dopo aver avuto assistito a certi spettacoli nelle docce.

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