Lip Gloss Alla Fragola

Fu lei a baciarmi, sporgendosi dal lato del passeggero. Quelle labbra le avevo guardate per anni confidarmi i suoi segreti; erano carnose e umide, le sentivo premere sulle mie, più sottili.
Le labbra di Caterina con un velo di lip gloss alla fragola erano una provocazione su un viso acqua e sapone che era sbarazzino ancora oggi; non ci vedevamo dall'ultimo annodi università. La sua bocca l'avevo sempre invidiata da ragazzina, perché faceva impazzire gli uomini, e me.
Cancellai l'abitacolo dagli occhi e spinsi dentro la lingua, il mio smalto rosso si nascose tra i suoi capelli e le mani di Caterina corsero alla mia maglietta, partirono dai fianchi, leggere, mi facevano ridere e rabbrividire. Pensai alle notti tra noi ragazze abbracciate a dividere un matrimoniale per risparmiare sull'affitto e perché tanto eravamo cresciute insieme. Sentii il clitoride pulsare contro la cucitura dei jeans un attimo prima che arrivasse ai capezzoli e mi staccai da lei per passare l'indici sulle sue labbra bagnate, poi lo leccai: sapeva di fragola.
Guardai il nocciola lucido ed eccitato dei suoi occhi per trovare consento e coraggio. Ero stata io a contattarla su Facebook chiedendole di andare a bere qualcosa per superare i vecchi rancori, l'avevo pregata di chiamarmi quando rientrava da Parigi.
E Caterina, una sera di luglio, aveva telefonato.
Dal finestrino entrava una bella brezza, soffiava via il sudore dalla nostra pelle; l'imbarazzo di ritrovarci era stato solo mio, com'ero stata io a chiudere la porta quando Caterina aveva trovato il coraggio di essere se stessa ogni istante della giornata, non di notte, dentro camera nostra.
Io no. Io mentivo, ero una fottuta codarda.
la desideravo, ma ormai sapevo scopare solo come gli uomini, quelli che avevo sopportato dentro di me da quando ero diventata grande e avevo chiuso nel cassetto i giochi da ragazze. Il sesso con Caterina non era una competizione tra corpi, era puro piacere. I miei capezzoli turgidi premevano sotto la stoffa, lei mi sfilò la maglietta e i seni rimbalzarono liberi; io infilai le mani sotto il suo vestitino a fiori per scostarle il tanga: era calda e bagnata.
- Cara, che fai li fuori tutta sola? - mi chiese mio marito dalla finestra.
- Mi godo il giardino, tesoro.
- Vieni a letto, è tardi, domani devi lavorare.

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