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  • Autore: LUCA
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MEGLIO UNA TRANS OGGI CHE UNA GALLINA DOMANI - seconda parte

MEGLIO UNA trans OGGI CHE UNA GALLINA DOMANI - seconda parte Volevo scoparla, leccarla, almeno masturbarla, insomma far godere anche lei! Niente da fare, la vagina era off limits. Abbiamo parlato del perchè e del per come, ma lei ripeteva sempre lo stesso disco: "Devo restare vergine fino al matrimonio". L'ho accompagnata a casa verso le 4, era uno di quei palazzoni popolari gestiti dal Comune. Lei e sua madre non se la passavano certo bene. Mi ha baciato sulle labbra, è scesa ed ha sculettato in fretta fino al portone. Solo guardandole il culo, ho drizzato un'altra volta. Era già sabato, ma per noi coltivatori diretti il sabato è un giorno come gli altri, specialmente se le fragole mature sono da raccogliere. E' un esercizio delicato: si staccano quelle più grandi e rosse e si lasciano quelle più piccole ed acerbe. In pochi giorni anche queste matureranno e si ripeterà l'operazione a ciclo continuo. Praticamente, in 45 giorni, si finalizza il lavoro di un anno intero. Non sono riuscito a dormire neanche qualche ora. I miei pensieri rimbalzavano come in un flipper: - Chissà chi la rivede più, quella. - Forse cerca solo un po' di soldi. - Ma se cerce i soldi, io non sono ricco, sono solo un contadino. - Una che vuole restare vergine non fa i bocchini. - In ogni caso, se fa i bocchini, deve farsi almeno leccare. E' suonata la sveglia. Invecedi pensare alla "fragola" di Isabel, dovevo occuparmi delle fragole vere. Non avendo dormito, ero cotto come un cotechino e sono andato a letto alle 9 di sera e mi sono addormentato subito. Alle 11,45 è squillato il cellulare. - Ciao sono Isabel, ti disturbo? - No, no, stavo guardando la TV... - Ti va di venirmi a prendere come ieri? - Ma certo! Sempre alla stessa ora? - Sì, sei un tesoro... a dopo... Mi sentivo ancora più cotto di prima, ma lei era troppo bella, era troppo sexy, era... troppo! Come facevo a dire di no? Ho fatto una micro-doccia ed ho notato che avevo il pene rattrappito, la mancanza di sonno e la fatica lo avevano decisamente ridimensionato. Sono arrivato al parcheggio un po' preoccupato: "Speriamo che stanotte non si faccia sesso. Il mio cazzo è in coma e domani le fragole mi aspettano...". E' uscita in ritardo. Sotto il giubbotto, solita minigonna nera e camicetta bianca, stavolta però c'era anche un cravattino a farfalla. E' salita in macchina e si è tolta immediatamente la farfalla e sbottonata la camicetta fino a metà tette. Malgrado il coma, il mio cazzo si mise subito sull'attenti. - Scusami Enrico, ma oggi era sabato e c'era più gente del solito... Come stai? - Be', un po' stanco. Quando è stagione, noi contadini lavoriamo sempre, anche oggi. - Ok, allora stanotte niente ore piccole. Andiamo a casa e tutti a nanna. Il mio cervello diceva di sì, ma il mio cazzo non ne voleva sapere. Siamo arrivati al palazzone in 10 minuti. Ci siamo baciati con passione e l'uccello ha preso il sporavvento sul cervello. Ho abbassato i sedili e le ho succhiato i capezzoli, ho cercato di sollevare la gonna dal davanti ma, come la notte precedente, Isabel si è opposta con fermezza. Mi ha sbottonato i jeans e mi ha maasaggiato il cazzo e le palle con sorprendente abilità. Ha fatto appena in tempo a leccarmi il filetto che le ho schizzato in faccia. - Scusami, sei così bella che... - No problem, ma non insistere con la vagina. Lo sai come la penso. - Ma non è giusto, così tu non vieni mai ed io mi sento in colpa... - Totto a suo tempo, non avere fretta. Altri baci, altre palpate ed altra sega/bocchino sublime e prolungato. CONTINUA

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