• Pubblicata il:
  • Autore: MANUELA/MANUEL
  • Categoria: Racconti trans
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ROMANZO ERMAFRODITA – capitolo 1

Sono Manuela/Manuel, ho ventuno anni ed un problema che la maggior parte delle persone non capisce. Sono nata con entrambi gli organi sessuali: una vagina ed un piccolo pene. Mio padre e mia madre erano tossici e sono morti presto, e crescere coi nonni è stato difficile, non sapevano cosa fare e io cosa avrei dovuto essere. Fino alle elementari è stato abbastanza semplice camuffare, ma quando ero alle medie avevo il seno più grande della maggior parte delle ragazzine della mia età, così ho iniziato a comportarmi da ragazza. Solo dopo i 18 anni, i nonni mi portarono da un'endocrinologo specialista per vedere se poteva aiutarmi, ma tutto quello che fece fu giocare con me. Si allungò e iniziò a toccarmi dappertutto. Mi afferrò i seni e strinse i miei capezzoli tra il pollice e l'indice, ma il mio piccolo pene si stava gonfiando. Allora spostò una mano sul mio cazzo spremendolo un po', non abbastanza da far male, ma abbastanza da farlo crescere ancora.
Lui mosse la mano su e giù e mi piaceva da impazzire, ma poi ha fatto qualcosa che non avrei mai dimenticato. Ha spostato la sua faccia ed ha iniziato a succhiarlo, subito dopo ho sentito l'altra mano sfiorare le labbra della vagina e stavolta mi spinse le dita dentro. Quel dottore disse ai miei nonni che poteva fare qualcosa per me, ma dovevo scegliere di che sesso volevo essere. Soldi non ce n'erano, perciò andammo avanti così.
Quando ero al liceo, nessuno dei miei compagni/amici seppe mai del mio segreto,
ma all'università incontrai Aurora. Andavamo molto d'accordo ed un fine settimana mi invitò a dormire da lei fino a domenica notte.
Chiesi ai nonni e loro dissero che andava bene, in fondo fino a quel momento avevo vissuto come una ragazza normale. Il venerdì sera andai a casa sua. Suonai il campanello e sulla porta comparve la madre di Aurora. Era bellissima, coi capelli neri, gli occhi verdi e il petto delle stesse dimensioni del mio. Sorrideva mentre si girò per chiamare la figlia, che si precipitò giù per le scale per salutarmi. Ho pensato che il mio segreto sarebbe stato svelato quando la vidi con una mini-minigonna che a malapena riusciva a superare il culo e lo spacco della figa.
Il mio cazzo si indurì. Se non fosse stato per il vestito largo in cui mi trovavo e per il borsone coi vestiti che usai per coprire le parti basse, mi avrebbero sgamato subito.
Aurora mi trascinò nella sua stanza dove posai il mio bagaglio. Ci siamo sedute e abbiamo parlato di cose da ragazze, come il ciclo, la taglia del seno e perfino di sesso.

CONTINUA

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