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  • Autore: HOLE
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RUDEMENTE 3

Il titolo del racconto è improprio, perché il tizio che mi faccio questa volta non è quello del garage, che purtroppo, dopo quanto vi ho raccontato non ho ancora rivisto, ma un altro, comunque anche lui piuttosto deciso. Presumo che i due non si conoscano, anche se i posti che frequentiamo tutti e tre sono, sostanzialmente, gli stessi.
Inizio luglio, è estate, ma piove a dirotto, durante una passeggiata in centro mi sono rifugiato in uno di quei locali che vendono libri, giornali, cd ed altro ma hanno anche un bar al loro interno.
Sono circa le sei del pomeriggio, mentre aspetto che finisca di piovere per poter uscire, vedo un ragazzo che ho incontrato altre volte, è una conoscenza leggera, qualche chiacchiera di sport e poco altro, sta sfogliando un giornale.
E’ parente di un mio coetaneo, un mio vecchio “amico intimo” che ho perso di vista.
In breve, io e questo suo parente ci preparavamo agli esami insieme ad altri due studenti. Mi avevano sgamato, o meglio, gli avevo fatto capire i miei gusti a trecentosessanta gradi. Avevano gradito e per questo durante le pause io avevo fatto pompini a tutti, poi, vista la mia disponibilità, mentre spompinavo uno gli altri me lo schiaffavano, a turno, per benino nel culo. Dal culo alla bocca e viceversa, come capitava. Poi tutto era finito.
Pensate che successivamente mi ero messo, per un breve periodo, con sua sorella, casi della vita. Rammento che questa cosa al “parente” era andata molto a genio, ma tant’è.
Questo nella libreria è decisamente più vecchio di me, avrà almeno trent’anni se non di più, normale, la faccia furba, mi è simpatico.
Si avvicina e ci salutiamo, si siede al mio tavolo ed iniziamo a parlare. Mi chiede se ho rivisto i suoi cugini, io rispondo di no.
Ad un certo punto cambia discorso, ci pensa un attimo e con sfacciataggine: “Sai, è da tempo che voglio chiederti una cosa, se vuoi puoi anche non rispondermi, mio cugino mi ha raccontato che tu ti sei fatto sua sorella ma lui si è fatto te…”. Prende coraggio e prosegue: “…che quando studiavate con R. e M. facevi pompini a tutti e te l’ha anche messo abbondantemente nel culo assieme agli altri…”.
Sono interdetto, presumo che questa sia la vendetta del mio “amico” per essermi scopato, pur se checca, la sua sorellina.
Vede la mia faccia contrariata e mi rassicura: “Non ti preoccupare, l’ha detto solo a me”. Ma se anche gli altri due (assieme a tutti quelli che ho fatto godere) l’hanno detto a qualcuno…
Comunque, anche se non lo ammetto direttamente, non posso fare a meno di fargli capire, con un giro di parole, che non sono fandonie ma ho fatto veramente tutte quelle cose.
Cambiamo discorso, anche perché si è accomodata gente al tavolo vicino.
Piove un po’ meno, lui ha l’auto parcheggiata poco lontano e mi offre un passaggio. Accetto, anche perché a questo punto voglio sapere tutto quello che sa sul mio conto.
Inizia a guidare e io gli domando cosa altro gli ha confidato il cugino.
Lui ormai ha avuto la conferma che è tutto vero e va avanti a riferirmi. Il cugino gli ha raccontato che quando sono andato con lui e con gli altri amici di studio il mio culo era stato sverginato da tempo (hai voglia!) ed era bello aperto, gli ha parlato della mia abilità con la bocca, che i miei pompini erano indimenticabili, che ero davvero bravo.
Prosegue: “Allora è vero che eri così bravo con la bocca…”.
Io resto in silenzio e lui continua: “Ma ora non li fai più, vero?”.
Io, senza pensare: “Se capita…” , è sveglio e dal mio atteggiamento capisce che li faccio ancora, come tutto il resto. Lo vedo un po’ titubante ma prende coraggio: “Non è che ti va di provare, di fare qualcosa anche con me?”.
Vorrei mandarlo a cagare ma, come mi accade in questi casi, inizio a ragionare con il culo, quando il tipo mi piace il mio buco spanato inizia a prudere e non capisco più nulla. E’ questo che mi frega, anche quando dovrei lasciar perdere non lo faccio, poi mi preoccupo per lo sputtanamento, ma è colpa mia.
Comunque lui ormai conosce le mie storie da troia quindi tanto vale approfittarne.
Ho già ceduto: “Va bene, ma cerchiamo un posto tranquillo. Vabbè che in giro non c’è nessuno ma non mi voglio far vedere fermo a fare queste cose, potrebbe passare qualcuno che mi conosce”.
Pensa alcuni istanti poi mi dice che sa dove andare ma deve passare un minuto da casa. Io, già bello carico, non ho nulla in contrario.
Mentre guida con circospezione (le strade sono quasi allagate) gli domando se è mai stato con un uomo. Mi che proprio con un “uomo” no, però, ogni tanto va con i trans di…, che è una città piuttosto grande, dove non può essere riconosciuto. Mi dice che è tranquillo e che non dovrei preoccuparmi perché a due uomini a bordo di un’auto in marcia la gente non fa caso. Mi spiega chiaramente che è solo attivo, anche con i trans. Per me va benissimo.
Casa sua è vicina, arriviamo, scompare alcuni minuti, poi torna in macchina con un’aria trionfante, mi mostra un mazzo di chiavi che a me non dice nulla.
Guida per alcuni chilometri, ormai siamo in aperta campagna. Si dirige verso un piccola cascina che si staglia in mezzo alla pianura. La strada è rialzata rispetto ai campi, quindi perfettamente agibile.
Entriamo nel cortile, potremmo anche restare in macchina, piove di nuovo forte e lì non ci vive più nessuno ma invece scendiamo.
Apre una delle porte che danno sul cortile, entriamo e saliamo subito una rampa di scale.
In cima c’è una vecchia cucina polverosa. Andiamo oltre fino a che arriviamo in una camera da letto. Sopra un letto matrimoniale tutto scassato c’è un vecchio materasso rosa, coperto da un telo di nylon che lui tira via subito.
Poi si ferma, nonostante la faccia come il culo mi sembra impacciato, ma io no, mi tolgo la polo e gli dico di fare altrettanto. Mentre lui provvede mi spoglio completamente. Lui resta con i jeans, allora mi inginocchio davanti a lui ed inizio a toccargli il pacco. Sento crescere la sua nerchia dentro i pantaloni, mi sembra bella grossa. Gli slaccio la cintura e calo tutto, svetta fuori un bel cazzo, è lungo e tornito, con delle vene grosse che lo attraversano. Glielo lecco dappertutto, intorno alla cappella, sul frenulo, gli scavo il buchino in cima, passo alle palle ed al solco subito sotto. Muovendo le gambe si sfila definitivamente i pantaloni. Si mette seduto comodo sul letto, io, sempre inginocchiato davanti a lui, gli dimostro che suo cugino ha ragione. Lui conferma, mi dice che sono un’idrovora. Infatti ho cominciato a succhiare con forza, faccio entrare il cazzo fino in gola, poi lo faccio uscire lentamente fino a ciucciare la sola punta. Ci piace tantissimo a tutti e due.
Continuo per un bel po’. E’ durissimo, sono eccitato, se ne accorge e mi dice che vorrebbe infilarmelo nel buchetto. Non vedevo l’ora.
Mi accomodo a quattro zampe sul letto, lui si mette dietro e mi lusinga, dicendomi che ho un bel culo, liscio e fatto bene. In effetti mi depilo completamente, me lo fa la mia ragazza alla quale piaccio così, ignara del doppio uso. Tanto sono rassegnato, prima o poi scopre tutto, in troppi lo sanno.
Giocherella con solco del mio culo, passandoci le dita bagnate di saliva, mi accarezza le natiche, mi dice che sembra il didietro di una ragazza. Mi infila un dito dentro, poi ne aggiunge un altro, sono è bagnato come una figa, li muove in tutte le direzioni, quasi per vedere che sensazione prova, è veramente piacevole. Mentre continua a scavare con le dita, improvvisamente mi molla un sonoro sculaccione, sono sorpreso. Ne arriva subito un altro, poi un altro, inizialmente mi piace, ma quando il dolore aumenta gli dico di smettere. Me ne da, comunque, un altro paio.
Poi, finalmente, tira fuori le dita e si appresta a sodomizzarmi, ma prima di sbattermi dentro il cetriolone, indossa un preservativo, va bene lo stesso. Mi penetra con un’unica spinta, infilandolo immediatamente tutto dentro senza fermarsi. Quasi si scusa per le pacche sul culo ma mi dice che gli piace tanto sculacciare, che la cosa lo eccita da morire.
In effetti ce l’ha duro come il ferro. Dal mio cazzo esce subito qualche gocciolina di puro piacere.
Si muove bene, pompando con foga, come sempre quando lo prendo nel culo, godo, parto di testa. Le solite frasi mi escono dalla bocca autonomamente, lodo il suo cazzo e lo imploro di continuare, di sbattermi con forza, di sfondarmi.
Non se lo fa ripetere. Ad un certo punto, assieme al cazzo infila di nuovo dentro anche un dito, che muove in sintonia con le spinte. Da fuori di testa.
Gli dico di non venire subito, di prendercerla con comodo.
Dopo un po' comincia a mugolare, però mi dice che non gli piace venire nel preservativo, nemmeno a me che lo faccia, mi piace la sborra, in culo o in bocca.
Quando sento che è vicino all’orgasmo mi tiro in avanti, sfilando il cazzo dal mio culo.
Lui si toglie il preservativo e mi chiede di mostrargli cosa intendeva suo cugino quando raccontava che bevevo tutto senza perdere neanche una goccia (gli ha spifferato proprio tutto!).
Glielo faccio vedere, lo spompino con un’abilità che è anche superiore a quella che possedevo quando succhiavo il cugino, geme continuamente, assaporo il suo cazzo come fosse un cono gelato. Lo faccio arrivare molte volte vicino all’orgasmo, poi mi fermo, impazzisce e mi urla di finire.
Poi arriva l’esplosione, avverto lo sperma che scorre nell’uretra, schizzi potentissimi mi irrorano il palato, la bocca si riempie completamente, lui grida di piacere, deve essere fortissimo. Ingoio tutto, con un unico sorso, poi glielo strizzo bene e lecco via tutto quello che è rimasto, come facevo con i miei vecchi compagni di studio.
E’ visibilmente soddisfatto. Io, mentre lo succhio e lo lecco ancora un po’ sul cazzo e lì intorno, mi masturbo, lui si rilassa abbandonandosi disteso, chiude gli occhi, anch’io vengo copiosamente.
Mi trastullo con il suo pisellone in bocca ancora per qualche istante, vorrei fargli un altro pompino ma è tardi. Ce ne andiamo. In macchina non diciamo nulla, mi lascia vicino casa. Non piove più.
Presumo si sia trattato di una scopata una tantum, ma se ricapita non mi tirerò certo indietro.

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