Titti

Frequentavo il liceo però la chimica mi sembrava arabo, alla fine del 1 quadrimestre l'insegnante disse a mio padre, o studia come nelle altre materie oppure lo rimando, mio padre venne a casa imbufalito, faccio tanti sacrifici è questi sono i risultati, adesso, parlo con la dottoressa GIULIA per cercare di metterti in careggiata anche con questa maledetta materia, impegnati, sai quanti sacrifici facciamo per mandarti a scuola. Mio padre, era un modesto artigiano, sapeva fare un poco di tutto, dall'idraulico al carpentiere passando soprattutto dall'essere contadino e spacca legna, lo volevano bene, era sempre pronto con tutti, ricordo che una volta cercò di fare un impianto elettrico ad una masseria in campagna, per poco non ci lasciava la pelle, si sprigionò un incendio che dal contatore bruciò tutti i cavi della corrente, meno male che un suo comune amico elettricista riuscì a capire e risolvere il guaio combinato, maledizione, ho sbagliato a mettere la fase con il neutro, da oggi in poi anche se devo sostituire una lampadina stacco sempre la corrente, lo spavento fu tanto, vedere la fiamma avvolgere il contatore è stata veramente brutta, potevo rimanerci fulminato. Dopo qualche sera tornando dalla campagna mi disse che aveva parlato con la dottoressa Giulia per farmi fare qualche lezione di chimica. No, ti prego, lascia stare, vuol dire che studierò di più la chimica, adesso sembra che ci capisco un po' di più rispetto a prima, ma come? la dottoressa è stata sempre persona dabbene, lei è laureata in farmacia quindi, la prossima settimana verso le 4 di pomeriggio vai a casa sua per ripetere quello che non capisci a scuola. Non ti preoccupare papà ti ho detto che posso farcela anche da sola, non disturbare la dottoressa, ma perché non vuoi andarci, lo sai mi vergogno e non voglio dar fastidio, e lui, ma che fastidio, con la dottoressa oltre ad essere persona istruita è sempre disponibile con tutti, le persone anziane che hanno bisogno di farsi le siringhe vanno tutte da lei, è brava, poi ci penso io a dovermi disobbligare, lo so che la dottoressa è brava però mi scoccia tremendamente andare il pomeriggio a dar fastidio, ma quale fastidio, il fastidio è se non studi e ti rimandano, magari invece di una materia ti mettono una seconda materia per settembre. Domani mi raccomando, fai la persona seria e vai tranquillo a casa della dottoressa. La notte non dormii, ero timido, per dirla tutta ero un imbranato, arrossivo facilmente, avevo qualche amico, ma tra lo studio e la campagna la sera non uscivo quasi mai, facilmente dopo cena mia madre mi chiamava perché vedeva che il sonno mi prendeva anche a tavola, questo dorme sempre, mio padre, oggi mi ha dato una grossa mano, siamo stati a spaccare la legna dall'avvocato Massimo, erano una trentina di quintali e li abbiamo poi tutti sistemati nella legnaia, è un bravo ragazzo forse troppo timido, crescendo sono certo che migliorerà, poi, noi genitori non ci accontentiamo mai, è giovane, studia, lavora è poi è un bravo ragazzo, non fuma non beve, vedrai che ci darà tante soddisfazioni, lo spero soprattutto per lui diceva mia madre, ancora non si è fatta una ragazza mio padre, ha ma questa è una tua fisima che ti rode il cervello, evidentemente ancora non ci pensa oppure ancora non ha trovato la ragazza che gli piace. Il mattino dopo alle sei come tutte le altre mattine ripassavo le lezioni del giorno, alle otto dopo una frugale colazione mi presentavo sempre in orario a scuola, qualche saluto e poi le fatidiche 5 ore di scuola. Quella mattina però più che alla scuola quello che mi tormentava era il doposcuola, dovevo andare a ripetizione dalla dottoressa Giulia, questa nuova situazione mi faceva star male, la dottoressa è vero era persona dabbene, istruita e sempre disponibile con tutti, l'unico grande difetto era quello che sapeva di tutto e di tutti, era una bella signora, affabile, gentilissima, aveva sposato un nostro paesano che aveva l'unica farmacia del paese, non avevano figli, si diceva che l'unica passione era la piscina, tutte le mattine passava ore in acqua poi, verso la mezza passava in farmacia ed aspettava il marito. Quel che più mi rodeva era il fatto che se iniziava un ragionamento voleva sapere tutto, anche i minimi particolari, era l'enciclopedia vivente del paese, non gli potevi raccontare frottole, ti guardava con occhio attento e magari ti correggeva se nel parlare avevi omesso qualche particolare, ecco perché non volevo andarci a ripetizione, mi scocciava chi faceva troppe domande, ero un introverso per natura avrei preferito essere rimandato per non passare sotto l'interrogatorio di terzo grado della dottoressa Giulia. Verso le quattro del pomeriggio con il quadernone degli appunti di chimica, i libri erano troppo costosi per la mia famiglia, prendevo appunti mentre l'insegnante parlava, poi, a casa mettevo su altri quaderni i vari argomenti trattati, ad ogni passo che mi avvicinavano alla villetta della dottoressa una coltellata al cuore mentre sentivo le guance che si arrossavano anche se faceva freddo, Suonai il campanello della porta, dall'interno sentii la voce della dottoressa Giulia, un attimo, arrivo, e qualche secondo dopo si aprì la porta, mi salutò cordialmente stringendomi la mano, prego accomodati, entra pure scusami un attimo metto la lavatrice in moto, sparì dietro una porta,mentre io volevo eclissarmi dalla circolazione. Ritornò sorridendo, all'ora giovanotto tuo padre, sempre gentilissimo e disponibile mi ha detto di qualche piccolo problema che stai trovando nello studio della chimica, succede sai, però so anche che vai molto bene in quasi tutte le altre materie, mi ha detto anche che lo aiuti nei lavori dei campi e che sei molto timido, parli poco e fai fatica a fare amicizia, è strano, conosco bene tuo padre, è loquace, ogni volta che lo incontro parliamo di tutto, anche di te, tua madre la conosco meno ma ogni volta che c'incontriamo è sempre gentile e facciamo ben volentieri quattro chiacchiere, sai,nei piccoli centri ci conosciamo tutti, poi,noi donne amiamo il chiacchiericcio, quello buono intendo, anche qualche pettegolezzo fa parte di tutti noi ma senza cattiveria però. Dimmi cosa stai studiando a scuola, volevo dire quali argomenti di chimica state trattando. Facendo violenza alla mia timidezza farfugliai, stiamo studiando la composizione dei sali, abbiamo iniziato lo studio della materia, i fenomeni fisici e chimici, lo studio dell'atomo e.....ho capito disse la dottoressa, se vuoi veramente comprendere a fondo lo studio di una qualsiasi disciplina devi aver le basi minimali di quella determinata materia, è come il muratore, se costruisce le fondamenti di una casa con tanto ferro e cemento può fare più piani, viceversa,da fondazioni fatte senza i materiali occorrenti la casa al primo soffio di vento può cadere, perciò vorrei iniziare da te dalle fondamenti, oggi, iniziamo a studiare la materia che ci circonda, che dici, oppure vogliamo subito passare ai sali. Io non risposi, cercavo qualche parola da buttare lì per lì, ma la bocca non si apriva, la dottoressa capì al volo il mio grande imbarazzo, non ti preoccupare, sono cose che capitano, così dicendo prese lentamente il pacchetto di sigarette, fumi? No, no grazie,non ho mai fumato. Mentre accendeva la sigaretta e fatta una bella boccata mi chiese se per caso mi dava fastidio, no, riuscii a balbettare, mentre lei si avvicinò al grande camino che troneggiava al centro della sala, si sedette ed iniziò a spigarmi la materia. Aveva una voce bassa, forse a causa del fumo, un bel volto con qualche piccolissima ruga, i capelli rossicci ed attorcigliati che coprivano le spalle, ma la bellezza sua erano gli occhi, ti guardava, sembrava farti una radiografia al cervello, sentivo che lei mentre ti guardava già sapeva cosa pensavi e quel che volevi dirle, i capelli ben curati ogni tanto li toccava contorcendoli con lenta pazienza, il busto eretto mostravano due tette che sembravano due meloni, aveva il fisico di chi trascorre ore in piscina, due gambe non tanto sottile ma lunghe abbastanza, il giro vita perfetto dove scendevano due tette grosse. Mentre accendeva la sigaretta la portava prima sulle labbra carnose, le faceva rotolare un poco e poi con gesti da vera fumatrice passava la sigaretta tra le dita prima di accenderla. Era una bellissima donna lei lo sapeva che gli uomini vedendola in giro facevano diversi peccati però per il suo modo semplice, allegro, spiritoso nessuno avrebbe mai osato fare qualcosa contro una persona che appena ti vedeva ti pesava e ti vendeva come broccoli di rape, pensandoci, era la donna che incuteva e voleva rispetto, ti metteva con lo sguardo soggezione e paure che sono forse intrinseche e latenti in ognuno di noi. Mentre con dovizia di particolari inediti mi spiegava la struttura della materia si alzò, tirò alla cinta un paio di pantaloni di velluto colore viola e mi disse, adesso facciamo un break, preparo una spremuta d'arancio e tu mi farai compagnia. No grazie, sussurrai, veramente non mi va, vieni,siediti vicino al fuoco mentre preparo la spremuta. Se potevo ben volentieri mi sarei dato a gambe levate, la dottoressa era padrona assoluta ed incontrastata di tutto ciò che faceva e soprattutto pensava. Per forza al mio diniego mi mise in mano la spremuta, si toccava i capelli e vidi che mi stava guardando in mezzo alle gambe, subito arrossii, si era accorta la volpe del mio imbarazzo. Senti, non voglio essere invadente parlami un poco di te, cosa ti piace, quale sport pratichi, avrai certamente la ragazza oppure la tua timidezza è tanta da scappare dalle cose più naturali di questo mondo. Mentre la dottoressa guardava fisso in mezzo alle mie gambe mi fece sedere sul marmo del camino accanto a lei, dai, raccontami qualcosa di te, si alzò e venne quasi contro di me con la spremuta d'arancio, beviamo alla salute della chimica, abbozzai un sorriso mentre la sua gamba si era infilata tra le mie cosce, prese la sigaretta se la mise in bocca e poi rivolgendosi a me, che ero più morto che vivo mi aprì le labbra e ridendo disse, accendila, ma io non so fumare, si chinò su di me con i capezzoli bene in vista, forza, mica hai paura, non sapevo a quale santo rivolgermi, avevo capito che la dottoressa voleva spegnere i suoi ardori, si sedette, mi cinse la testa e con la mano libera dalla sigaretta iniziò ad accarezzarmi le gambe, poi pian piano più su fino all'inguine, mi baciava e mi leccava il viso, incominciò lentamente a sbottonarmi i pantaloni, mi alzò la camicia e la maglia allentandomi la cintura dei pantaloni, infilò la mano e mi prese il cazzo. Un urlo, mamma mia, ma tanta roba dove l'hai presa, io zitto come un pesce, prese la mia mano e la portò dentro le sue mutandine, mentre la dottoressa continuava a guardare e toccarmi io rimasi lì impalato, toccami, metti le dita nella mia fica, baciami il seno, niente, peggio di una statua marmorea. Lei, intanto non finiva di guardare il mio cazzo moscio, cercava di fami una sega, si chinò lo mise in bocca e cercava di possedermi ma il mio fratellino era più testardo di me, mi accarezzava le palle, mise un dito nel mio povero culo cercò in tutti i modi di dare anima ad un grosso membro che non ne voleva proprio sapere, evidentemente la dottoressa si dovette rassegnare, teneva tra le mani un enorme cazzo che però non dette gemiti di vita, alla fine per non torturarsi più prese la mia mano, ci sputò sopra e cominciò a strofinarsi la patata bollente. PS-potrebbe essere un racconto vero o falso, a voi l'ardua sentenza

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11/01/2017 14:54

paolox

E' una super cazzata e ti sei anche fregato o fregata da solo/a!!

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