• Pubblicata il:
  • Autore: Jekill
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Una mano amica - Prato Trasgressiva

Nord; io ad ovest e lei ad est e la nostra distanza e i relativi impegni non ci permettevano di incontrarci frequentemente.
In queste lunghe pause ci sentivamo spesso... spessissimo e tra una parola e l'altra ci si trovava a toccarci al telefono; ognuno a casa propria, ognuno con la propria mano, ma esplodendo insieme in un meraviglioso amplesso.
A volte i respiri montavano naturalmente e a volte sfogando fantasie represse ci si eccitava senza freni.
Il ricordo di una volta mi scalda ancora adesso: ero sul letto e il nostro telefono trillava cercando le nostre parole per rincorrere un orgasmo non ancora raggiunto. Quella volta dissi che il mio trattenimento era dovuto alla tenda della finestra aperta e lei testualmente disse: "... meglio... almeno per i miei parametri", mentre io già in preda all'eccitazione risposi "... anche per i miei... anche per i miei" e ci si coinvolse subito in qualcosa di forte e intenso... immediato.
Un giorno eravamo al telefono e dalla sua finestra scorse il suocero a lavorare l'orto; il vecchietto era piegato sul suo lavoro e mi venne... anzi ci venne l'idea di curare intanto anche il nostro orticello. Rimase incollata ai vetri di quella finestra mentre si toccava da sotto il davanzale, ma i suoi movimenti e il suo viso mostravano chiaramente quello che faceva; mi disse che ogni tanto lui alzava lo sguardo verso la finestra e lei rallentava il ritmo anche se nei suoi occhi brillava l'ennesima provocante eccitazione. Forse lui rimase con l'imbarazzante dubbio, mentre però rimase anche a guardare mentre lei veniva in maniera però contenuta ed io la seguivo invece urlando.
In un'altra occasione le indicai di uscire di casa, salire in macchina e allontanarsi fermandosi a chiedere informazioni ad un ragazzo che conoscevamo di vista entrambi; le suggerii di fingere di avere perso il cane e chiedendogli se l'avesse visto guardarsi in giro con la camicetta aperta e senza reggiseno. Il suo telefonino era in linea con me e sentivo ciò che accadeva immaginandomi gli occhi di quel ragazzo sui suoi piccoli seni che sventolavano gli appuntiti capezzoli. Il trucco funzionò e lui sbirciava insistentemente attraverso quella camicia "distrattamente" aperta, mentre lei con parole convenzionali mi faceva capire cosa stesse facendo, sapendo poi cosa stavo facendo io e probabilmente lui con la mano in tasca. Il gioco lo ripetemmo più volte con altre persone; anziani e giovanissimi ragazzi. Lei si eccitava a mostrarsi in tutta quella naturale bellezza e in quella costruita situazione ed io a saperlo... poi si fermava in un posto isolato ma sicuro e insieme scoppiavamo con le mani.
La storia adesso si è estinta... per ora, ma non escludo di risentire la sua voce e riascoltarla mentre il suo respiro si fa sempre più grande... io invece lo faccio ora, perché quel ricordo è ancora in me e la mia voglia non si è ancora spenta.

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