• Pubblicata il:
  • Autore: Vaevictis
  • Categoria: Racconti etero
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Una splendida ragazza del '53.

Ho sempre provato una forte attrazione fisica per una amica di mia zia, una donna felicemente sposata che non mi ero mai permesso di sfiorare, se non nei miei sogni erotici. La classica donna mediterranea per antonomasia. Bella, pelle ambrata, seno prosperoso, lineamenti piuttosto marcati, corpo sinuoso ed abbondante nelle forme. Insomma, per quanto mi riguarda, il classico sogno erotico per antonomasia. Spesso mi è capitato di incrociarla mentre era ospite della mia congiunta e di trovarmela dinanzi in tutta la sua giunonica bellezza nella piscina della villa di mia zia. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel davanzale prosperoso e dovevo sforzarmi, con imbarazzo, a guardare altrove. Circa un anno fa lei rimane improvvisamente vedova a 60 anni. Mi è molto dispiaciuto, dal momento che conoscevo benissimo anche il marito ed era una persona stupenda. Tuttavia rimaneva sempre e comunque un gran bel figone da antologia; ma il lutto inaspettato e la sincera stima nei confronti del defunto inizialmente funse da blocco psicologico nei suoi confronti. Tuttavia un giorno la incrociai in città e la sua vista ebbe l'effetto dell'elettroshock. Il suo aspetto era un po' più trascurato del solito, ma la momentanea sciatteria non offuscavano minimamente la bellezza ed avvenenza della donna. Come da costume, mi affretto a fare le condoglianze di circostanza, dicendole che mi dispiaceva molto per suo marito. E le dissi che era un dramma rimanere vedove così giovani, a 50 anni (ben consapevole che era un escamotage per rompere il ghiaccio). Lei tutta impettita mi risponde che le primavere sono ben di più e io le faccio i complimenti di routine per come li porta. Noto che apprezza la situazione e l'iniziale broncio si trasforma in un accenno di sorriso. Le ripeto le solite frasi di rito, il solito canovaccio che la vita continua, che la situazione è triste ma bisogna andare avanti, che rimane sempre una stupenda donna piena di risorse e che sarebbe un peccato lasciarsi andare. L'amica è tutta felice e diventa un fiume in piena. Io le dico che a mio avviso deve comunque cercare di tornare alla normalità di prima e faccio ricorso a tutta la mia favella per spianarmi la strada modello spazzaneve. Lei annuisce, ma da un lato continua a ripetere che nulla sarà come prima. Io le dico di non demoralizzarsi e di tenere duro. E aggiungo che da poco mi sono trasferito per lavoro in un'altra città e, se fosse stato di suo gradimento, sarebbe potuta venire a trovarmi. Inizialmente imbarazzata nicchia, ma, vista la mia insistenza e dopo aver tessuto le lodi paesaggistiche e turistiche della mia nuova residenza, accetta di darmi il suo numero di cellulare. Il giorno dopo stabiliamo data, ora e luogo di appuntamento e ci aggiorniamo. Arrivo in stazione tirato a lucido in anticipo. Logicamente il treno ha 30 minuti da ritardo. Ma quando mi vedo scendere dal treno quella gran figa, vengo come investito da un incendio. Mi si avvicina vestita di un completo rosso che mette in risalto il suo seno prorompente e questo atteggiamento mi fa capire che gatta ci cova. Ci abbracciamo vigorosamente e, quando sento i suoi capezzoli strusciarsi contro il mio petto, impazzisco. La porto in giro per la città, le faccio da cicerone e le mostro tutte le bellezze del posto. Poi, via sul lago a bere l'aperitivo e fare una passeggiata sul lungolago. Lei è divertita e ride spesso; io non posso fare a meno di guardare quelle due tettone da antologia. A cena scatta la fiera dell'ammiccamento. Lei non fa nulla per celare quel seno prorompente, anzi, non perde occasione per sbattermele davanti. Durante il pasto le ripeto spesso che è veramente meravigliosa e che sembra quasi la sorella di sua figlia, anzichè la madre. Lei va in brodo di giuggiole. Ultima vasca serale in centro, durante la quale più di una volta le sfioro quel sedere meraviglioso, sodo come non mai nonostante i 60 anni suonati. Le domando se vuole venire su da me a bere qualcosa. Inizialmente tira fuori la scusa che è tardi, domattina le toccava fare la babysitter coi nipotini e l'ultimo treno partiva a minuti; ma le dico che mi sarei offeso e se c'era bisogno l'avrei accompagnata a casa io. La mia insistenza ha ancora il sopravvento e vai verso il nostro nodo d'amore. In ascensore i nostri sguardi si incrociano vogliosi e continua a sorridere. Ci accomodiamo e lei mi ringrazia per la serata stupenda, assicurandomi che erano mesi che non si divertiva così tanto. Io continuo con la terapia della parola, dicendole che ha bisogno di divertirsi come una volta. Mi avvicino per allungarle il bicchiere e la sua faccia è quasi all'altezza del mio cavallo. Io rimango in piedi in quella posizione strategica a recitare il mio monologo e lei, appoggiato il bicchiere sul tavolo, logicamente comincia ad accarezzarmi il pacco. Mi sbottona la patta e in men che non si dica comincia a menarmi il cazzo. Io le dico che, con una bocca e due tette così, sarebbe stato un peccato non prenderlo in bocca fare una spagnola. Comincia a spogliarsi e io come un falco mi fiondo sulla preda. Ma ecco che improvvisamente si irrigidisce, pretendendo che io indossassi il preservativo. Ormai ero in tiro e questo mi disturba assai. Tuttavia, di fronte a tanta abbondanza accetto di fare buon viso a cattivo gioco. Comincia a leccarmelo con maestria e a prenderlo tra le sue tettone. Ecco, la migliore spagnola della storia. Non oso pensare senza preservativo. Poi ci spostiamo nella camera da letto e li ci diamo come ossessi. La vegliarda dimostra particolare predisposizione a cavalcare piuttosto che ad essere montata, ma riesco comunque anche a metterla a pecorina, seppur controvoglia. Una volta in quella posizione provo ad incularla, ma manifesta di non apprezzare alquanto. Tuttavia una signora scopata, tant'è vero che tre volte sono venuto. Stremati dal tour de force, decidiamo che era giunta l'ora di rincasare e ci rivestiamo. Eppure mi eccito nuovamente e cerco di possederla nuovamente. Lei un po stizzita mi domanda se non ne avevo avuto abbastanza, e, di fronte al mio diniego e al mio cazzo durissimo, arriviamo al compromesso di farmi una sega (seppure un po'controvoglia). Mi rammenta più meno venti volte di avvisarla quando sto per venire e di stare attento di non sporcarla con la mia sborra, domandandomi spesso quanto ci mettevo a venire. Logicamente,avendo davanti un paio di tette così, non tardai ad eiaculare. Mentre ci si rivestiva, mi dice che con mio cugino era stato diverso e che lui era stato molto meno audace e maiale di me. Lei invece era una santa. La accompagno a casa e mi ringrazia per la serata. Io le domando se avremmo potuto rivederci ma lei mi rispose molto vaga. Cercai di richiamarla spesso, ma non dimostrò particolare entusiasmo. Forse il dolore per la perdita era ancora troppo fresco. Un vero peccato, perchè una topa così è veramente un gran bel troione da scopare.

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11/12/2014 11:42

alessiocd

Finalmente una storia sana , eccitante e credibile!! Complimenti!!

10/12/2014 16:37

roby

bella storia, scritta molto bene, brabo

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