• Pubblicata il:
  • Autore: Enrico
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Verso la montagna

Verso la montagna
L’occasione per conoscerci nel migliore dei modi era giunta finalmente ed i
presupposti alla partenza erano dei migliori.Partimmo io e la mia nuova amica
Sandra per un’esplorazione a vicenda di 2 gg in una casa di montagna ricevuta
per un breve periodo da una zia. Questa casa distava un’oretta di macchina dal
nostro incontro in un parcheggio alle pendici del monte che di tornanti ne
aveva ben 16 prima di arrivarci. Iniziammo il nostro cammino con la mia
utilitaria modesta e per di piu’ con il sedile del guidatore abbastanza
sfondato; chissà perché! Ascoltammo un cd di musica Brasiliana e nel vederla
al mio fianco sorridente con quella spensieratezza di una bambina che se ne
va al parco a divertirsi rendeva tutto piu’rilassato e disinibito. All’
improvviso la sua mano delicata ma decisa e con quelle unghie fresche di
estetista mi toccò la patta, improvvisamente cominciò a germogliare il mio
fiore e come d’incanto, si trasformo’ in un bel tronchetto ingabbiato nelle
mutande. Nel seguente suo gesto di tirarlo fuori dai pantaloni e farlo uscire
in tutta la sua libertà dalla pressione che ne faceva ormai una cappella di
colore quasi catadiotro che pulsava quasi a intermittenza, si avvicino’ con il
suo respiro pian piano, stavo risalendo la prima curva e cercavo di rallentare
anche se la difficoltà di guida con pendenze ardue mi irrigidiva e non poco,
quando pero’ le sue labbra carnose e avvolgenti me lo risucchiarono all’
interno e quel calore misto ad un’abbondante salivazione mi mise in una
situazione a dir poco sconvolgente concentandomi alla guida e rilassandomi al
meraviglioso pompino che stavo ricevendo. Non ando’ su e giu’ ma si limito’ a
succhiarlo cercando di avvolgerne la lingua attorno . A tratti faceva pressione
con le sole labbra che lo contornavano senza lasciare uno “spiffero di ritorno
del suo fiato”e questo dava una pressione notevole alla mia cappella sempre
piu’ pulsante e pronta all’eruzione .La cosa nn poteva durare molto e con
fatica sono arrivato al successivo rettilineo che mi permetteva di usare solo
il piede dell’acceleratore e tenendo una velocità costante ho potuto rilassarmi
e venirle copiosamente in gola orgasmando da paura e ritmando con le
contrazioni sul piede dell’acceleratore. Era un pomeriggio di fine primavera e
per fortuna incrociai solo un ciclista; avrei voluto vedere dal di fuori quella
scena e soprattutto la mia faccia in cento espressioni.La cura maniacale nel
ripulirlo quasi fosse una antica posata d’argento e nel riporlo con grazia all’
interno delle mie mutande fece di lei una ragazza da venerare e osannare.
Arrivati nella casa entrammo e nonostante fosse una giornata calda la prima
cosa che ho fatto è stata quella di accendere il caminetto , stendere il divano
letto e aprire una bottiglia di vino…un buon vino che ci accompagno’ fino all’
imbrunire tra una chiacchera e l’altra. Ora il calore del camino e la bottiglia
quasi prosciugata ci porto’ a stuzzicarci con le dita mentre le lingue si
aggrovigliavano e perlustravano la rispettiva bocca. Nello spogliarsi lei volle
tenere la canottiera di intimo che a malapena riusciva a contenere 2 capezzoli
turgidi e pronunciati in un seno non grande che appunto ne risaltava la
grandezza degli stessi.Mi fiondai con una voracità tale che nn sapevo se
morderli o cosa..ma il mio senso mi portò a succhiarli e dedicare loro ogni
attenzione facendola inumidire velocemente, mi spostò con una mano e
sdraiandomi si concentrò nuovamente sul mio uccello stavolta affondandolo e con
un ritmo piu’ deciso comincio’ un dolce su e giu staccandosi raramente solo per
contornarlo di saliva e leccate senza mancare mai di massaggiare le palle e con
occhi scuri cercando il mio sguardo inebetito e compiacente, si stacco
malvolentieri, ora pero’ toccava a me ricambiare e fu cosi’ che la misi a
carponi sopra il letto e potei incominciare il mio meritato “pasto”, la leccai
in tutto il suo solco dapprima spalmando la mia lingua sino ad arrivare al suo
piccolo clitoride e poi succhiandolo e con colpetti decisi di lingua lo spostai
e colpii precisamente fino che con la mia perseveranza lei riusci’ a tremare e
sentii oltre ad un mugolio prolungato delle piccole contrazioni quasi delle
scossette. Il suo viso schiacciato nel cuscino riflesso dalla luce del fuoco
del caminetto, risaltava i piccoli sfoghi di rossore alle guance e le labbra
sembravano ancora piu’ carnose, approfittai della posizione e cominciai a
strusciarlo dolcemente nell’umidità lasciata dagli umori di entrambi fino ad
immergermi completamente in lei sentendola quasi rinvenire dal suo stato quasi
comatoso e appagato ma fu solo un istante perché il mio ritmo dolce passo’ ad
uno piu’ frenetico che la incalzava e dopo un primo tempo di passività dovuta
al mio stantuffare comincio’ a venirmi incontro assecondando le mie spinte in
modo tale da poter sentire le palle sbattere nel suo ventre, le mie mani le
tenevano i fianchi e il continuo scopare entusiasmava entrambi .La girai a
pancia in su e tenendole le gambe alzate la presi quasi arpionandola
spingendomi ancora piu dentro e accarezzandogli il buchetto del culo con il mio
pollice che ben presto venne risucchiato all’interno, ogni cosa al posto giusto
e mentre la sentii godere, il mio dito veniva preso come in una morsa dal suo
buco stretto, che lo stringeva ad intermittenza dovuto all’orgasmo impetuoso.
Stavo per venire anch’io e nel mentre lo tirai fuori le venni con un bel getto
nel solco del seno mentre lei compiacente mi massaggiava le palle fino alla
fine del mio gocciolamento. Raramente il ricordo di un pompino rimase
indelebile come questo!

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24/10/2014 14:41

grisu

Brava Paola. Questo è un racconta palle. È li stesso che dice di essersi fatta l'americana. È un gigolò tutte cadono ai suoi piedi e lo pagano pure. Enrico smetti di spararle così grosse

24/10/2014 10:09

paola34

SI caro! e poi ti sei svegliato tutto sudato!! che belli che siete voi maschi quando raccontate bugie! troppo simpatici!!

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