ISABELLA (Un tradimento consenziente)

ISABELLA L’idea era nata in un nuvoloso pomeriggio al mare. In spiaggia non si poteva stare per il brutto tempo, e decidemmo di farci due passi in centro. Se c’era una cosa che odiavo era andare per negozi, ma purtroppo quel giorno non avevo nulla di meglio da proporre e perciò mi adattai ad accompagnarla. E così passammo in rassegna vestiti, costumi, abitini, articoli per la casa, articoli regalo e amenità di vario genere. E fu nel negozio di calzature che ebbi l’ispirazione. Isabella si stava provando un paio di sandaletti con l’ausilio di un commesso inginocchiato di fronte a lei, che le prendeva in mano il piede nudo e la caviglia per aiutarla, toccando anche la gamba molto più del necessario, e in più mi ero accorto che da sotto l’abitino da mare si vedevano le mutandine. Mio malgrado quella situazione, anziché infastidirmi, mi intrigava. E così la mia mente porcellina cominciò a lavorare. Gliene parlai poco dopo, mentre eravamo seduti di fronte ad un gin and tonic e una birra. Eravamo sposati da poco, ma eravamo insieme già da diversi anni. Quando facevamo l’amore ci piaceva molto parlare e immaginare situazioni strane e trasgressive, e una cosa che ricorreva spesso nelle nostre fantasie era legata alla sua voglia di esibizionismo. Ma non era solo quello: pensavamo anche all’idea che lei facesse sesso con un altro e io fossi presente, o anche che io non ci fossi e poi lei mi raccontasse tutto nei dettagli. Ma di questo ne riparleremo più avanti. Il nostro modo di fare l’amore era molto cerebrale, forse più per me che per lei, ma anche Isabella dimostrava di gradirlo e dava il suo bravo contributo. Ma erano sempre state soltanto fantasie ad alta voce, e limitate a quei momenti particolari. Al di fuori di quei momenti non ne avevamo mai parlato, come se tacitamente sapessimo che quelle fantasie non sarebbero mai diventate realtà. O forse neanche questo; semplicemente non avevamo mai fatto nulla per fare un passino più in là, considerata anche l’obiettiva difficoltà di trovare delle persone adatte alle nostre esigenze. Ma quel pomeriggio… “Isabella” dissi appoggiando il mio boccale di birra sul tavolino “mi è sembrato che il tipo del negozio di scarpe ci provasse, o sbaglio?” “Ma dai… “ “Isabella, quello toccava…” “Ma che cavolo toccava… rilassati.” “Si vedeva benissimo che ti accarezzava il piede e ti metteva anche la mano sulla gamba, che non c’entrava niente col provarti la scarpa.” “Io non ci ho fatto caso.” “Isabella, si vedevano anche le mutandine sotto la gonna.” “Stefano, che cazzo hai… hai voglia di rompere?” “Non voglio rompere, ma avrei un’idea.” “E che idea?” “Un’idea…” “Dai spara… sentiamo.” Il pomeriggio seguente, con il tempo sempre nuvoloso, eravamo ancora nella zona commerciale, e cercavamo negozi di calzature, che per nostra fortuna non mancavano. Isabella indossava una gonna corta e sotto non aveva niente, ma proprio niente… Non doveva comperare altre scarpe, ma sarebbe andata a provarne. Io naturalmente ero con lei, anche se avremmo fatto finta di non conoscerci: la mia idea le era piaciuta. Il primo tentativo non fu molto incoraggiante. La commessa che la servì si dimostrò subito infastidita e fu visibilmente sollevata quando Isabella se ne andò pur non avendo comperato nulla. Fuori dal negozio ci ridemmo sopra, ma anche successivamente non ci furono momenti interessanti: i commessi sembravano più imbarazzati che eccitati, e un paio di commesse furono assolutamente indifferenti. Andammo a berci un caffè, e anche se non ci eravamo detti nulla, era chiaro quello che stavamo pensando: eravamo delusi da quello che nella nostra mente era sembrato un giochino molto intrigante, e invece si stava rivelando un vero flop. Fu lei ad affrontare l’argomento per prima. “Ma almeno si vedeva che sotto la gonna non avevo niente?” “Certo che si vedeva… avevi una figa splendida.” “Ma non fregava niente a nessuno, a quanto pare… nessuno ha fatto capire che gli piaceva” “Erano solo timidi, e non sapevano come reagire” dissi “non credo che capiti spesso una cosa così; magari basterebbe incoraggiarli un po’, che dici?” “Ma siete tutti così imbranati voi maschietti? A parole siete tutti dei supermachi, e poi di fronte ad una passerina non sapete più cosa fare.” “Be’… però quello di ieri si era dimostrato piuttosto intraprendente, anche se tu tentavi di negarlo, no?” “Dai, torniamo lì” lo sguardo di Isabella era quello giusto, lo conoscevo bene: aveva voglia di fare la troia “non è lontano da qui… e poi non era neanche male.” “Ma quello mi sa che vuole fare sul serio, non solo guardare.” “E non è quello che cerchiamo, Stefano… o ti tiri indietro?” Sì, aveva voglia. Ci alzammo e, dopo aver pagato, ci dirigemmo verso il negozio di ieri. Il fatto che lei si ripresentasse lì, dopo le chiare avance del giorno prima da parte del commesso era già una provocazione, e che lo facesse esibendo spudoratamente la passera era un invito esplicito. Non volevo immaginare che cosa sarebbe potuto succedere, ma sicuramente qualcosa di nuovo sarebbe successo… e l’idea mi intrigava. “Eccolo” disse Isabella indicando un negozio di scarpe dall’altra parte della strada. Mi fissava come se aspettasse una conferma. “Entro prima io” dissi “e dopo un minuto entri tu, ok?” “Sei sicuro Stefano?” “Ma certo Isabella, che problemi ci sono? Non ne abbiamo parlato tante volte?” “Solo parlato Stefano. Questo ci proverà davvero, come ieri… Io che devo fare?” “Tu che cosa vuoi fare?” “Dimmelo tu…” era decisa a tutto, ma voleva un’ulteriore conferma. “Fai quello che ti senti, e non farti problemi per me… lasciati andare e buttati fino in fondo se succede.” Ero turbato ed eccitato: nel giro di pochi minuti mia moglie sarebbe stata l’oggetto del desiderio di un altro uomo lui l’avrebbe guardata lì… magari l’avrebbe anche toccata e lei si sarebbe eccitata sotto le sue carezze mentre io assistevo alle loro effusioni. Entrai prima io. Il ragazzo stava sistemando delle scatole di scarpe e io lo osservai per qualche istante. Tra un po’ quel figlio di puttana si sarebbe goduto la vista della figa di mia moglie, e poi chissà che altro sarebbe successo. Un po’ di gelosia c’era, non lo nego, ma forse era proprio quello il pepe della situazione: avevo le farfalle sullo stomaco… no, non sullo stomaco, un po’ più giù. Quando Isabella entrò nel negozio il nostro commesso era girato dall’altra parte e non la vide, ma lei vide lui, e con calma e studiata indifferenza gli si avvicinò fingendo di esaminare delle scarpe sugli scaffali. Appena lui si girò la riconobbe subito. “Allora si è decisa?” disse esibendo un sorriso a sessantaquattro denti. “Non so, vorrei provare qualcos’altro.” “Gusti difficili, eh?” disse. “Non è quello. E’ che con questo tempo non si può stare in spiaggia e allora giro per negozi. Io ho la passione per le scarpe, ma purtroppo non posso permettermi di prendere tutte quelle che mi piacciono, e allora devo cercare di sceglierle con molta cura.” “Giusto. Allora vediamo di trovare qualcosa di carino.” Dopo che Isabella gli spiegò quello che cercava, lui tornò con alcune scatole e cominciarono a provarle. Come il giorno prima lui allungava abbondantemente le mani, lei rideva e scherzava incoraggiandolo, ed era chiaro che a nessuno dei due ormai interessava più nulla delle scarpe. Era un evidente gioco di corteggiamento, in cui entrambi sapevano che l’altro probabilmente ci stava, ma non erano ancora sicuri (non lui in questo caso). La certezza scattò quando Isabella decise che era il momento di iniziare lo show sotto la sua minigonna. Io ero lì vicino, intento ad esaminare un paio di mocassini, e vidi l’espressione del commesso: sembrava che avesse visto un marziano. Anche Isabella si accorse del suo momentaneo imbarazzo, ma non chiuse la visuale. Devo ammettere che il ragazzo era tosto. Superato l’attimo di smarrimento, capì la situazione al volo e non perse tempo. Prese Isabella per mano e se la portò oltre una porta nel retro del negozio. E io li persi di vista. L’imbarazzo era palpabile. Nell’attesa ero andato a prendere la macchina e l’aspettavo fuori dal negozio. Lei salì, partimmo, ma dopo qualche minuto Isabella ancora non si decideva a parlare. Poi quando stavo per dire qualcosa io, lei mi precedette. “Sbrigati ad andare in appartamento, voglio che mi scopi.” Oh cazzo – pensai – che vuol dire questo? Ma finsi indifferenza. “Dimmi almeno come è andata con lui.” “Hai una moglie troia, sei contento?” Oh cazzo di nuovo! Ci detti dentro con l’acceleratore per arrivare al nostro appartamento in affitto al mare, e lì facemmo sesso come selvaggi al racconto di quello che Isabella aveva appena fatto con un anonimo commesso di un negozio di scarpe in un ripostiglio del retrobottega.

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28/03/2014 21:59

Whynot?

Storia molto ben raccontata, un porno soft, ma molto intrigante...

27/03/2014 18:01

Luca

io mi sono incazzato per solo a leggere la storia ahahahahah boia non ci riuscirei mai!!!

25/03/2014 22:22

stefano

Grazie per l'apprezzamento, ma non mi sembra che ci voglia molta fantasia per immaginare che cosa sia successo nel retrobottega, quelle sono storielle da giornaletto porno... ma ci sarà un seguito... anzi 2 seguiti... Ah... le vicende narrate sono assolutamente vere, anche se non recentissime. Peccato che la grafica del sito non permetta tutti gli "a capo" originali... la visione d'insieme del racconto ne guadagnerebbe moltissimo per il lettore.

24/03/2014 21:46

bus driver

Bella storia....ma raccontaci cosa è accaduto nel retrobottega......!!!

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