La zia

frequentavo la scuola , ero figlio di contadini, all'uscita dalla scuola dovevo recarmi a casa di una vicina di casa più grande di me. Ogni giorno trovavo Milena sopra una coperta a quadri che prendeva il sole. Siediti, cosa mi racconti, cosa hai fatto di bello, vieni vicino a me, mi sedevo e lei iniziava ad accarezzarmi il volto, poi man mano mi metteva le sue mani sopra le gambe, avvicinati un poco, mica hai paura di me? paura, ma di cosa, bravo, accarezzami dolcemente anche tu, mica ti vergogni, con il timore e tremore addosso che mi ritrovavo le accarezzavo il volto, le labbra, il mento, la fronte, lei, mi prendeva le mani e le portava sul suo seno, provavo piacere nel sentire la sua pelle liscia, toccami, non ti piace, si certo, allora strofina di più non aver paura, mentre le sue mani mi toccavano ovunque, mi sentivo in imbarazzo, lei sembrava divertirsi si fermava sempre di più con piccoli tocchi verso l'inguine, mi baciava, tra un abbraccio e l'altro la sentivo calda, ansimante e tosta, i suoi gridolini erano ormai palesi, si stava eccitando e pure io iniziai a toccargli le gambe, si bravo continua così, mi baciava le orecchie, mi leccava il viso, poi lentamente infilò la sua mano nelle mie mutandine, iniziò a toccarmi con dolcezza, i gemiti di lei erano palesi, mi prendeva il cazzo e piano piano lo incominciò a farlo scendere e salire, senza dire nulla prese la mia mano, l' appoggiò sulla fica dicendomi, accarezzami, metti il dito dentro e fammi vedere cosa sai fare. Mentre lei armeggiava col cazzo ancora floscio io continuavo a baciarle le tette e con le dita mi fiondavo nella sua fica, si, così, mettici più forza, e mentre io cercavo di fare del mio meglio sentii la sua mano prendere la mia e si sfregava con forza la sua fica, vai, non ti fermare, metti tutta la mano dentro, muovila come se fosse un martello, mentre avevo ormai infilato tutta la mano mi prese il polso e continuò assatanata a masturbarsi, a farsi un ditalino, la sua lingua zuppa di saliva mi leccava il cazzo che si era indurito ed allungato, lo leccava con avidità dalla cappella alle palle, lo succhiava, lo stringeva forte quasi a farmi male, hai un bel cazzo, mettilo dove vuoi, giochiamo ancora, oggi non capisco cosa mi è successo sento brividi per tutto il corpo mentre dalla sua fica cominciò a sgorgare il suo amore, tanto era la passione che mi riempì la mano del suo nettare, lo portò sopra la cappella del mio cazzo e cominciò a succhiarlo, sentivo per la prima volta tanto piacere che ancora oggi a distanza di anni ricordo sempre con immenso piacere, il cazzo è bello farfugliava, fammi fare a me, prese la mazza e la pose tra le sue tette, strofinava, leccava, si sbatteva il mio cazzo negli occhi, nelle orecchie, lo annusava e poi di nuovo in bocca, bocca carnosa, bella, dove il mio cazzo trovò rifugio e conforto, per la prima volta con una bella ragazza non potevo chiedere di più.

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11/01/2017 14:56

paolox

Altra cazzata scritta da un disperato /a!

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